Parità di genere e lavoro: le imprese inclusive fatturano il 23% in più

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La parità di genere e l’empowerment femminile sono una potente leva di sviluppo e di compimento della nostra democrazia

La ministra del Lavoro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, è intervenuta con un messaggio video all’iniziativa “Parità che genera. L’importanza della parità di genere nelle imprese e in politica a 75 anni dall’entrata delle donne in Parlamento”.

La ministra ha sottolineato che la parità di genere è un pilastro fondamentale per la sostenibilità sociale e rappresenta uno dei principali obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile.

ONU: “Eliminare gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione economica delle donne”

Questo obiettivo prevede l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e delle discriminazioni di genere nell’economia e in tutti i livelli di partecipazione. La prospettiva di genere è stata considerata nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), mentre gli investitori sono sempre più attenti ai temi ESG e alla parità di genere nelle imprese. Il principale obiettivo è quello di eliminare gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione economica delle donne nella vita del paese.

Se in Italia fosse stata raggiunta l’occupazione femminile al 60%, il PIL si sarebbe incrementato del 7%

L’Italia “sta migliorando” sulla parità di genere, ma “tanto lavoro deve essere fatto affinché i principi siano effettivi ed estesi a tanti settori e ambiti. Dobbiamo guardare gli elementi negativi su cui lavorare, a partire dalle disuguaglianze nel mercato del lavoro e dall’occupazione femminile”, su cui “abbiamo molto da recuperare rispetto all’obiettivo della strategia di Lisbona che la indica al 60%. Se oggi l’avessimo già attuato, ci avrebbe portato ad un incremento del 7% del Pil”.

La ministra per le pari opportunità: “L’empowerment femminile è una potente leva di sviluppo della democrazia”

La parità di genere e l’empowerment femminile – ha sottolineato Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia – sono una potente leva di sviluppo e di compimento della nostra democrazia. Per il futuro dell’Italia è cruciale raggiungerle, e per questo in questi anni abbiamo scelto un metodo nuovo, un approccio integrato di collaborazione tra istituzioni e imprese, di definizione degli obiettivi e della governance, di valutazione dei risultati. La strategia nazionale e la certificazione per la parità di genere sono due strumenti fondamentali e innovativi, che danno conto di questo metodo legislativo, capace di attivare processi virtuosi e creare alleanze in questa direzione”.

Supporto alla genitorialità, cancellazione del gender Pay gap, pari opportunità di carriera

Supporto alla genitorialità, cancellazione del gender pay gap, pari opportunità di carriera: le imprese non possono essere lasciate sole. È importante che le istituzioni dotino il privato di strumenti pronti all’uso per stimolare un maggior equilibrio tra i generi, a vantaggio di tutta la comunità e del Sistema Paese” ha commentato Elena Di Giovanni, vicepresidente e co-fondatrice di Comin & Partners e moderatrice dell’evento.

I vantaggi legati alla parità di genere sono numerosi: il percorso di certificazione, che ha una durata media tra i 6 e gli 8 mesi, dà diritto a una decontribuzione il cui massimale raggiunge i 50 mila euro. Eppure, ad oggi le aziende certificate sono meno di 200; non solo, secondo il Diversity Brand Index, le imprese certificate fatturano il 23% in più.

Inoltre, incentivare l’equilibrio di genere garantisce una serie di benefici intangibili, tra i quali la spinta all’innovazione e una crescita della reputazione nel mercato.

Dal mondo delle imprese arriva qualche segnale positivo

L’ultima analisi di Manageritalia dimostra che il numero di donne manager cresce del 13,5% (rispetto al 3,6% degli uomini). Restano, però, alcuni rallentamenti negli sviluppi professionali delle donne, legati, per esempio, al congedo di maternità e al cosiddetto “gradino rotto”, ossia lo svantaggio sperimentato dalle professioniste, rispetto ai colleghi, negli scatti di carriera verso i vertici.

Anche in politica è necessario fare dei passi avanti. L’Italia, infatti, si posiziona sotto la media europea. La Prima Ministra e la leader del primo partito all’opposizione sono donne ma la percentuale femminile di seggi in Parlamento si è abbassata al 31%, segnando il primo calo in 20 anni.

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