Disuguaglianza: “Scegliamo se prenderci per mano o finire in una fossa comune”

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La disuguaglianza aumenta, tra un futuro che prevediamo da incubo e un ritorno al passato che crediamo stabile e affidabile

Il Reddito di cittadinanza (Rdc), in Italia, è un tema molto dibattuto nella discussione pubblica.

Da una parte ci sono i sostenitori, che lo considerano uno strumento contro la disuguaglianza economica, dall’altro ci sono i critici, secondo cui è l’ennesima spinta all’indolenza.

Intanto, però, si è scatenata la polemica per la decisione del governo Meloni di abrogare il Rdc dal 2024 (significa che la legge smette di funzionare, di avere efficacia).

Tra l’altro, nelle carte dell’abrogazione del rdc, è stato individuato un errore per cui vengono abrogate anche tutte le norme che riguardano i truffatori.

Secondo i dati Inps, a gennaio 2023 il Reddito di cittadinanza ha interessato oltre un milione e 160 mila famiglie con quasi 2 milioni e mezzo di persone coinvolte.

Il Reddito di base universale

Esiste poi una discussione, a livello globale, sul Reddito di base universale.

Si tratta di una proposta ampia e ambiziosa che ha l’obiettivo di fornire un reddito di base a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito o dalla loro posizione sociale, in tutto il mondo, per combattere la disuguaglianza.

Perché ti parlo di Rdc e Reddito di base universale?

Ho colto lo spunto dal libro “Retrotopia” di Zygmut Bauman, nel quale il filosofo spiega perché, secondo la sua opinione, ci siamo (ri)trasformati in una società delle disuguaglianze, nella quale rivalutiamo il “passato” come spazio delle speranze e condanniamo il futuro.

È proprio questo salto all’indietro che Bauman definisce retrotopia.

Nel capitolo “Ritorno alla disuguaglianza”, Bauman racconta che, nel trentennio del secondo dopoguerra (dal 1945 al 1975 circa), negli Stati Uniti si era arrivati a dare per scontato che la forte disuguaglianza che divideva la società in due nazioni (ricchi e poveri) fosse destinata a scomparire.

E, continua il filosofo, all’interno dell’opinione pubblica istruita e informata, un’ampia maggioranza sosteneva che la via d’uscita dal livello di disuguaglianza inaccettabile consistesse nell’offrire a tutti un lavoro con una retribuzione adeguata per vivere.

Tutto questo sarebbe dovuto accadere grazie alla supervisione e al controllo dei governi.

La globalizzazione e le sue conseguenze

Ma poi è arrivata la globalizzazione, e con la globalizzazione è arrivato lo smantellamento sistematico dei limiti imposti ai capitalisti e anche delle norme che, fino ad allora, avevano aiutato a tutelare le vittime del capitalismo.

La disuguaglianza aumenta

Arriviamo quindi al tracollo economico del 2007 e del 2008, che ha riportato i cosiddetti paesi “sviluppati” dell’emisfero settentrionale a una situazione che non si vedeva dagli anni ‘20 del Novecento.

Negli Stati Uniti le 160mila famiglie più ricche dispongono di un capitale pari a quello dei 145 milioni di famiglie più povere.

A livello globale, secondo il Credit Suisse, la metà più povera dell’umanità (3,5 miliardi di persone) possiede l’1% di tutta la ricchezza mondiale, come le 85 persone più ricche della Terra.

Solo negli ultimi anni, dice Bauman, ci si è resi conto di quanto si stesse arricchendo un gruppo esiguo di individui e di quanto diventasse povera la popolazione restante.

La nostra condizione di oggi

Allorché si percepisce un calo nel soddisfacimento di bisogni mentre le attese continuano a salire, tra quelle attese e la realtà si crea un divario sempre più ampio, che alla fine diventa intollerabile e pone le basi per una rivolta contro un sistema sociale che non è in grado di mantenere le promesse fatte

James C. Davies

Questa citazione sembra descrivere quasi alla lettera la nostra condizione odierna, dove i governanti non possono più governare, e i governati non vogliono più essere governati, nel modo in cui lo si è fatto fino a quel momento.

Nella nostra società completamente individualizzata e deregolamentata, le alleanze e le coalizioni sono temporanee, conflittuali e sempre più brevi e il tempo che passa da quando un’iniziativa è utile a quando diventa controproducente si accorcia sempre di più.

La politica della vita individuale

In pratica, abbiamo sostituito la politica come pratica di interesse collettivo con la politica della vita, quella che ciascuno gestisce individualmente.

La conseguenza è che ci sono minime probabilità di riuscire a declinare l’attuale condizione esistenziale comune in una prolungata comunanza di scopi e di azioni.

Condizione esistenziale, quella attuale, che anziché favorire la solidarietà, funziona come una fabbrica di sospetto reciproco, di antagonismo tra interessi, di rivalità e di contrasti.

Questo concetto lo ha sintetizzato bene Paul Verhaeghe:

La solidarietà diventa un lusso costoso e cede il passo ad alleanze temporanee, mentre la principale preoccupazione è sempre quella di trarre dalla situazione più vantaggi dei propri rivali.

I legami sociali con i colleghi si affievoliscono, e lo stesso vale per il coinvolgimento emotivo verso l’azienda o l’ente per il quale si lavora.

Il bullismo, generalmente confinato nelle scuole tra gli adolescenti, è ormai una caratteristica di tutti i posti di lavoro, tipico segno di riconoscimento dell’impotente che scarica la propria frustrazione sui più deboli: quella che in psicologia viene definita aggressività trasferita.

C’è un senso di paura nascosto in profondità, che va dall’ansia di prestazione e una più estesa paura sociale dell’altro, percepito come minaccia

Una soluzione possibile per risolvere la disuguaglianza

Daniel Raventós, docente di economia e sociologia all’università di Barcellona, vede nel Reddito universale di base la “prima pietra” di qualsiasi futuro di uguaglianza.

Secondo il professore, affinché il reddito di base universale sia un bene e non un male per la società, deve essere guidato da tre principi:

  1. Deve essere pagato ai singoli, non alle famiglie;

  2. Deve essere pagato indipendentemente da qualsiasi entrata proveniente da altre fonti;

  3. Deve essere pagato senza richiedere lo svolgimento di alcun lavoro né la disponibilità ad accettare un lavoro qualora venisse offerto.

Questi tre principi differenziano nettamente l’idea del reddito di base universale dai presupposti espliciti o impliciti su cui si basano le odierne strategie di welfare statali.

Sono sempre più numerosi i ricercatori impegnati a raccogliere prove concrete del fatto che dare alle persone denaro senza condizioni o clausole, adottare cioè una strategia che incita gli individui all’autoaffermazione e al tempo stesso si preoccupa di dargliene la possibilità e avvicinarla alla loro portata, contrariamente a quanto afferma un’altrettanta folta schiera di critici, rappresenta anche un “buon affare” dal punto di vista del bilancio dello Stato e della ricchezza nazionale.

Uno di questi ricercatori, Rutger Bregman, ha detto, citando l’Economist (che di certo non brilla per la difesa del Reddito di base), che

il modo più efficiente di spendere soldi per i senzatetto forse è dare quei soldi direttamente a loro.

I programmi statali di welfare, anziché ridistribuire ricchezza sono responsabili dello stigma sociale che colpisce chi vive di assistenza.

I vantaggi del Reddito di base universale contro la disuguaglianza

Vivere di assistenza è considerato sinonimo di parassitismo ed è anche la prova che, chi vive di assistenza, non gode a pieno titolo dei diritti umani ed è ritenuto socialmente inutile.

Al contrario, la filosofia su cui si basa il reddito di base promette e promuove l’inclusione, la solidarietà sociale e l’integrazione della società.

Sempre secondo Bregman, l’introduzione del reddito di base può portare questi vantaggi:

  • Le famiglie impiegano bene il denaro

La povertà diminuisce, con diversi benefici a lungo termine in termini di reddito, salute ed entrate fiscali

  • Il reddito di base costa meno delle alternative.

Conclusioni

Cito le parole finali dell’epilogo di Retrotopia:

Per arginare la disuguaglianza non ci sono scorciatoie che portino a risultati diretti, rapidi e facili.

Probabilmente il compito che abbiamo di fronte, innalzare l’integrazione umana al livello dell’umanità intera, si rivelerà arduo, faticoso e impegnativo come mai prima d’ora.

Dobbiamo prepararci a un lungo periodo di domande più che di risposte, di problemi più che di soluzioni, in bilico tra il successo e il fallimento.

Noi abitanti della Terra siamo, come mai prima d’ora, in una situazione di aut aut: possiamo scegliere se prenderci per mano o finire in una fossa comune

Bauman è morto nel 2017.

Non ha vissuto la pandemia, la guerra tra Russia e Ucraina, la conseguente crisi economica mondiale.

E nonostante questo, Retrotopia sembra parlare a noi che questi eventi li abbiamo vissuti e ne stiamo subendo le conseguenze, anche psicologiche.

Il Reddito di cittadinanza italiano e il Reddito universale

Il reddito di cittadinanza italiano e il reddito di base universale sono entrambe forme di sostegno finanziario per fornire un aiuto economico a coloro che ne hanno bisogno.

Il Reddito di cittadinanza (Rdc)

Il Reddito di cittadinanza italiano è stato istituito dal governo Conte nel 2019.

È un programma che fornisce un reddito mensile ai cittadini italiani che si trovano in una situazione di povertà e prevede un sussidio di circa 780 euro al mese per un singolo individuo, mentre per una famiglia la cifra può arrivare a 1300 euro al mese.

Con la legge di bilancio 2023, il governo Meloni ha deciso di abolirlo a partire dal 2024 e di modificarlo per l’anno in corso. I percettori del reddito di cittadinanza sono stati divisi in 2 categorie:

  • Le persone che possono lavorare, tra i 18 e i 59 anni, senza disabilità gravi o senza persone a carico.

  • Le persone non in grado di lavorare, come ad esempio gli anziani o le persone con gravi disabilità.

Per il milione di beneficiari che è in grado di lavorare, il governo Meloni ha introdotto l’obbligo di una formazione di 6 mesi, pena la perdita del beneficio.

Ma c’è un problema: se chi oggi percepisce il Rdc e potrebbe lavorare non viene formato bene o non viene avviato a percorsi di inserimento al lavoro, perderà da un giorno all’altro l’unica fonte di sostegno economico.

Si tratta di circa 600mila persone.

È nota da tempo, infatti, la mancanza di adeguate infrastrutture di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro nell’ambito del programma del Rdc, così come sono altrettanto noti gli abusi e le truffe di migliaia di beneficiari.

Il Reddito di base universale contro la disuguaglianza

Il Reddito di base universale è una proposta più ampia e ambiziosa che mira a fornire un reddito di base a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito o dalla loro posizione sociale, in tutto il mondo.

Questo programma garantirebbe un reddito minimo a tutti i cittadini, che sarebbe sufficiente per soddisfare i loro bisogni essenziali, come l’alloggio, il cibo e le cure mediche.

La cifra esatta del reddito di base universale varia a seconda della proposta specifica, ma molte proposte suggeriscono cifre tra i 1000 e i 2000 euro al mese.

Le differenze tra Rdc e Reddito di base universale

Ci sono diversi fattori che distinguono il Reddito di cittadinanza italiano dal Reddito di base universale.

Innanzitutto, il Reddito di cittadinanza è rivolto solo ai cittadini italiani che si trovano in una situazione di povertà.

Invece, il reddito di base universale sarebbe garantito a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro situazione finanziaria.

In secondo luogo, il Reddito di cittadinanza italiano è finanziato dal governo italiano e ha una base fiscale, mentre il Reddito di base universale potrebbe essere finanziato da diverse fonti.

Infine, l’obiettivo del Reddito di base universale è rivoluzionare il sistema economico nel suo insieme, per porre fine alla povertà e alla disuguaglianza, mentre il reddito di cittadinanza italiano fornisce un sostegno economico a breve termine ai cittadini italiani in difficoltà.

Il Reddito di base universale rappresenta un’idea più ambiziosa e radicale che mira a ridisegnare l’intero sistema economico per garantire un sostegno economico adeguato a tutti i cittadini.

 

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2 Comments

  1. Barbie, il film: matriarcato, patriarcato, consapevolezza e risate says:

    […] la crisi è dietro l’angolo anche per la Barbie la cui perfezione è assoluta: Barbie stereotipo, infatti, […]

  2. Patriarcato: cos'è, le origini e l'impatto che ha ancora sulla società says:

    […] educare le nuove generazioni al rispetto reciproco e all’uguaglianza di genere. Ma soprattutto bisogna educare le nuove generazioni a gestire emozioni e […]

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