L’amministrazione Trump, secondo un’inchiesta del New York Times, ha attuato una massiccia censura delle parole nei documenti pubblici, nelle politiche federali e nei siti web istituzionali, eliminando o scoraggiando l’uso di numerosi termini ritenuti “troppo progressisti”.
La lista delle parole proibite riguarda in particolare temi legati all’identità di genere, ai diritti civili, alla diversità e all’inclusione.
Queste modifiche riflettono un orientamento politico che cerca di ridurre la visibilità di comunità marginalizzate, minando le politiche di equità e giustizia sociale.
Le parole proibite da Trump
Tra i termini più censurati troviamo:
Identità di genere e orientamento sessuale
LGBTQ, transgender, non-binary, gender identity, gender diversity, pronouns (they/them), gender-affirming care (riduzione della sigla LGBTQ+ a LGB nei documenti ufficiali, eliminando il riferimento a persone transgender e queer).
Diversità, equità e inclusione
diversity, equity, inclusion, DEI (Diversity, Equity, Inclusion), multicultural, intersectionality, underrepresented, belonging, cultural competence (rimozione di riferimenti alla diversità nei siti universitari e istituzionali).
Diritti civili e giustizia sociale:
anti-racism, antiracist, racial justice, social justice, discrimination, oppression, marginalized, minority, BIPOC (Black, Indigenous, People of Color).
Salute pubblica e ricerca scientifica:
mental health, health equity, health disparity, reproductive rights, pregnant people/persons (difficoltà per ricercatori e medici a comunicare correttamente su determinati temi).
Ambiente e crisi climatica:
climate crisis, climate science, clean energy, pollution, environmental quality (oscuramento di informazioni su politiche ambientali e riscaldamento globale).
Parole legate al femminismo e alla parità di genere:
feminism, female, women, gender-based violence (GBV), equal opportunity (cancellazione di contenuti su figure femminili nella scienza).
Immigrazione e diritti delle minoranze:
immigrants, hispanic minority, Native American, tribal (rimozione di riferimenti a comunità indigene e immigrate).
Termini storici e culturali:
cultural heritage, cultural sensitivity, historically, institutional, oppression.
Le comunità accademiche e scientifiche sono molto preoccupate per la censura trumpiana
Questa politica ha sollevato gravi preoccupazioni nella comunità accademica e scientifica, che teme ripercussioni finanziarie e limitazioni alla libertà di espressione.
Gli esperti avvertono che la censura di questi termini potrebbe compromettere la comunicazione istituzionale, la ricerca scientifica e il progresso dei diritti civili negli Stati Uniti.
Veronica Miglio scrive: “ L’obiettivo è chiaro: limitare il linguaggio legato a certi movimenti sociali e ideologici è il primo passo, agli occhi del nuovo governo, per far tornare gli USA a visioni più conservatrici, ordinate e lineari. Come era prevedibile, questo approccio ha suscitato molti dibattiti sulla censura e sulla libertà di espressione nei media statunitensi e sui social”.
Uno degli interventi più rilevanti è stato l’ordine esecutivo Keeping Men Out of Women’s Sports, che vieta alle persone transgender di competere nelle categorie femminili, influenzando anche le politiche della NCAA (National Collegiate Athletic Association, è una organizzazione senza scopo di lucro che gestisce le attività sportive di quasi 500mila atleti che partecipano ai programmi sportivi di 1.100 college e università negli Stati Uniti, in Porto Rico e in Canada).
Parallelamente, il sito del New York’s Stonewall National Monument ha rimosso ogni riferimento alle persone transgender, nonostante il loro ruolo centrale nella rivolta LGBTQ+ del 1969.
La censura si è estesa anche al mondo scientifico: la NASA ha eliminato dal proprio sito le informazioni sulle donne nelle STEM, compresa la biografia dell’ingegnera Rose D.F., mentre l’Osservatorio Vera Rubin ha cancellato i riferimenti al suo impegno per l’inclusione.
Le università e la sanità
Le università stanno subendo pressioni affinché rimuovano ogni menzione a diversità, equità e inclusione dai loro siti, con il rischio di perdere i finanziamenti federali.
Questa strategia colpisce anche la sanità pubblica, rendendo più difficile affrontare questioni cruciali legate a genere ed etnia.
Secondo la scienziata Rebecca Fielding-Miller, vietare parole come “donne” o “minoranze” compromette la possibilità di discutere apertamente degli effetti di politiche discriminatorie e di studiare l’accesso alle cure per le comunità più vulnerabili.
La comunità LGBTQIA+
Nonostante la cancellazione sistematica di termini legati all’identità di genere, il governo sembra accettare parzialmente la comunità LGB, mantenendo riferimenti solo a lesbiche, gay e bisessuali ed escludendo le persone transgender e queer.
Tuttavia, questa posizione contraddice le protezioni garantite dall’ICCPR contro la discriminazione basata sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale.
La storia e la cultura
L’azione dell’amministrazione si spinge oltre il tema dell’identità e si manifesta con la rimozione di riferimenti storici e culturali, come la cancellazione del nome Enola Gay dai documenti ufficiali, nonostante il termine non abbia alcun legame con l’omosessualità.
Come si legge su GeoPop: “Enola Gay era il nome del bombardiere da cui è stata sganciata la bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945, ma a dispetto di parte del nome non ha alcun legame con l’omosessualità. Gay, infatti, non era altro che il nome di battesimo della madre del pilota del famigerato bombardiere, Paul Tibbets.”
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha inoltre proibito la celebrazione di eventi come il Martin Luther King Day e il Pride Month all’interno delle forze armate, accentuando il carattere repressivo di questa politica linguistica.
Fonti:
New York Times
Geopop