Definizione di patriarcato
Il patriarcato è un sistema di potere basato su norme sociali e legali condivise che conferiscono agli uomini un ruolo dominante sia nella sfera privata della famiglia che in quella pubblica della collettività.
Le donne vengono valorizzate solo se rispettano i ruoli e i luoghi assegnati loro da questo sistema, dove possono anche detenere una certa misura di potere, ma sempre in una posizione di subalternità sociale e legale.
Nelle società patriarcali, anche i figli maschi erano subordinati all’autorità del padre o degli anziani della famiglia.
La fine legale del patriarcato in Italia
In Italia, questa struttura normativa è stata superata nei rapporti tra generazioni maschili con l’Unità (1861).
Riguardo alle relazioni di genere, invece, il cambiamento è avvenuto molto più tardi rispetto alla maggior parte dei paesi occidentali.
Nemmeno il principio di parità sancito dalla Costituzione è stato sufficiente a scardinare un sistema giuridico basato sull’asimmetria di genere e sulla supremazia maschile.
L’abolizione della figura del Capo famiglia
Solo il 19 maggio 1975 viene approvato il nuovo Codice di diritto di famiglia, che per la prima volta garantisce la parità legale fra i coniugi e la possibilità della comunione dei beni, e “abolisce” la figura del Capo famiglia.
L’abolizione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore
Solo nel 1981 fu abolita la pratica del matrimonio riparatore contemplata fino ad allora dalla legge e ancora oggi in vigore in molti Paesi, che prevedeva l’estinzione del reato di violenza sessuale se lo stupratore, anche di una minorenne, decideva poi di sposare la vittima.
La prima a opporsi al matrimonio riparatore in Italia fu Franca Viola. Rapita nel dicembre 1965 e violentata per 8 giorni, la 17enne rifiutò di sposare il suo carnefice e lo denunciò, andando così contro la morale dell’epoca e della cittadina in cui viveva (Alcamo, in provincia di Trapani, Sicilia).
Franca e la sua famiglia subirono molte intimidazioni, ma alla fine il suo carnefice fu condannato a 11 anni di carcere.
Il delitto d’onore fu annullato sempre nel 1981, quando la legge 442 abolì l’articolo 587 del Codice penale che prevedeva pene ridotte, da 3 a 7 anni, per chi causasse “la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia“.
Solamente nel 1996 lo stupro da reato “contro la morale” viene riconosciuto in Italia come un reato “contro la persona”.
Ci tengo a precisare che senza le battaglie femministe, seppur con i loro limiti, tutte queste leggi non sarebbero mai cambiate.
Il corpo delle donne
Inoltre, tralascio consapevolmente la legge 194, quella sull’interruzione volontaria di gravidanza, perché tuttora terreno di propaganda politica, per cui il corpo delle donne è ancora oggi campo di battaglia sul quale si svolgono gli scontri della politica, della religione, della scienza e della medicina, e naturalmente dell’intreccio di tutte queste dimensioni.
In molti sensi il corpo delle donne è qualcosa soprattutto da normare, sul quale non si sa più chi può legiferare, anche se la risposta sarebbe molto semplice: le soggettività coinvolte.
Le resistenze al patriarcato
Questo ritardo riflette una forte resistenza culturale, trasversale a classi sociali e partiti politici, che ha prolungato la persistenza di pratiche patriarcali anche dopo l’evoluzione normativa.
Il patriarcato, infatti, non è solo una struttura giuridica, ma anche una mentalità e un sistema di valori che perpetua l’asimmetria del lavoro e del potere, sia in famiglia che nel mercato del lavoro.
Si esprime in una divisione asimmetrica del lavoro e del potere in famiglia, nella sottovalutazione delle competenze femminili nel mercato del lavoro e nelle strutture gerarchiche, nell’idea che siano le donne a doversi “proteggere” dalla libido maschile evitando di mettersi in situazioni – girando da sole di notte, vestendosi in modo seducente, ubriacandosi – che possono scatenarla. Perché l’”uomo è cacciatore” e la caccia, evidentemente, è sempre aperta.
Il patriarcato oggi è una mentalità, un sistema di valori culturali, che perpetuano l’asimmetria del lavoro e del potere, sia nel pubblico (nel lavoro) sia nel privato (in famiglia)
In Italia, il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa, complice una divisione del lavoro familiare ancora fortemente squilibrata, un’offerta insufficiente di servizi di cura e un’organizzazione del lavoro poco inclusiva.
Gli stereotipi di genere rimangono radicati: secondo l’ISTAT, una percentuale significativa di uomini e donne giustifica comportamenti di controllo o attribuisce responsabilità alle donne per la violenza subita, rivelando una persistenza culturale della supremazia maschile.
Il 10,2 % delle persone tra i 18 e i 74 anni ritiene accettabile che un uomo controlli abitualmente il cellulare o l’attività sui social della propria moglie, compagna, fidanzata.
La percentuale è più alta, 16 %, tra i giovani fino ai 29 anni, rimanendo alta, oltre il 13 % tra 30-44enni.
E un uomo su cinque ritiene che le donne possano provocare la violenza sessuale con il proprio modo di vestire.
Tra le donne queste due opinioni sono meno condivise – rispettivamente per il 29,7 e il 14,6 %.
Inoltre, il 23 % degli uomini adulti ritiene che sia compito dell’uomo provvedere alle necessità della famiglia e, simmetricamente, il 24,6 % che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche – opinioni condivise rispettivamente solo dall’11,5 e 18,3 % delle donne.
E l’8,7 % degli uomini (3,9 % delle donne) ritiene che sia l’uomo a dover prendere le decisioni importanti per la famiglia, con un 8,1 % (4,9 tra le donne) che ritiene che una buona moglie/compagna debba assecondare le idee del proprio marito/compagno anche se non è d’accordo.
Questi dati sono qualcosa più di un indizio che l’asimmetria di genere e la liceità della supremazia maschile persiste in diversi settori in una percentuale certo minoritaria, ma significativa, della popolazione, specie, ma non solo, maschile.
L’indebolimento del patriarcato mina l’identità maschile “costruita” intorno a esso
Nonostante le strutture normative democratiche non legittimino più il patriarcato, il concetto rimane utile per analizzare le disuguaglianze di genere ed è proprio per questo che se ne continua a parlare: la dimensione del potere del patriarcato coglie un aspetto ancora rilevante nei rapporti uomo-donna nelle società democratiche sviluppate.
Per comprendere appieno la complessità delle società democratiche avanzate, è necessario includere i fattori legati all’indebolimento del patriarcato come base dell’identità maschile e il fatto che, a livello di società, non se ne parli.
Questo indebolimento può portare a una dipendenza emotiva e all’incapacità di accettare l’autonomia femminile, contribuendo alla violenza di genere.
Per affrontare queste dinamiche, è fondamentale lavorare sull’educazione affettiva e sulla costruzione di nuove basi per l’identità maschile.
(Approfondimento dagli studi della sociologa Chiara Saraceno)