Di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando a Gaza, sento il bisogno di prendere posizione. Condannare le azioni del governo israeliano non significa essere antisemiti, ma affermare i principi universali di giustizia e rispetto dei diritti umani.
Le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza hanno causato un numero devastante di vittime civili, con oltre 45.000 morti, di cui più del 70% donne e bambini. La Corte Internazionale di Giustizia ha ritenuto plausibili le accuse di genocidio, ordinando a Israele di prevenire ulteriori atti del genere.
Ordine che Israele non ha ascoltato.
Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’uso della fame come arma di guerra e attacchi indiscriminati contro infrastrutture civili.
Criticare le azioni del governo d’Israele non significa essere contro il popolo ebraico
Anzi, molti ebrei in tutto il mondo, inclusi storici dell’Olocausto come Omer Bartov e Amos Goldberg, hanno espresso preoccupazione per le politiche del governo israeliano. Movimenti come Jewish Voice for Peace sostengono i diritti dei palestinesi e si oppongono all’occupazione, dimostrando che l’opposizione alle azioni di Israele può provenire anche dall’interno della comunità ebraica.
A tal proposito, due esempi recenti mostrano quanto forte sia la voce critica di molti ebrei europei verso l’attuale politica di Tel Aviv. Un articolo di Euronews del gennaio 2024 racconta le mobilitazioni di intellettuali ebrei in Germania, Francia e Regno Unito contro la guerra a Gaza. Queste voci, spesso accusate ingiustamente di tradimento o antisemitismo interno, rivendicano con fermezza il diritto di dissentire da un governo che non li rappresenta, nel nome della coscienza e della giustizia.
Allo stesso modo, un gruppo di ebrei britannici ha indirizzato una lettera aperta al governo israeliano, pubblicata su La Stampa nell’aprile 2025, per denunciare i crimini di guerra e la disumanizzazione sistematica dei palestinesi. Firmata da accademici, attivisti e semplici cittadini, la lettera ribadisce che “mai più” deve valere per tutti, non solo per alcuni.
Il governo israeliano ha spesso etichettato le critiche come antisemitismo, cercando di delegittimare le voci dissenzienti. Tuttavia, la comunità internazionale, inclusi paesi come Francia, Regno Unito e Canada, ha iniziato a prendere posizione, minacciando sanzioni e rivedendo accordi con Israele in risposta alle sue azioni a Gaza.
Prendo posizione e mi allontano dal silenzio del governo italiano
Ed è per questo che mi allontano dal silenzio del governo italiano. In particolare, mi allontano dal silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che su questa crisi umanitaria ha scelto il silenzio.
Un silenzio che pesa, soprattutto quando a morire sono bambini sotto le bombe, quando a mancare sono l’acqua, il cibo, l’elettricità. In un momento in cui servirebbe una voce netta, che richiami al rispetto del diritto internazionale, l’Italia si defila.
Ma chi ha responsabilità di governo ha anche la responsabilità morale di dire da che parte sta: e il silenzio, oggi, equivale a essere complice di un altro genocidio.
Siamo di nuovo dalla parte sbagliata della Storia
Condannare le violazioni dei diritti umani e chiedere giustizia per i civili palestinesi non è solo un diritto, ma un dovere morale.
Significa schierarsi dalla parte dell’umanità, indipendentemente dall’etnia o dalla religione delle persone coinvolte.
È un atto di solidarietà verso chi soffre e una richiesta di responsabilità per chi commette questi abusi atroci.
Criticare le azioni del governo israeliano a Gaza non è un attacco all’ebraismo, ma una difesa dei principi universali di giustizia e dignità umana.
È un invito a riconoscere la sofferenza dei palestinesi e a lavorare per una pace giusta e duratura per entrambi i popoli della regione.