Libertà di stampa in Italia: cosa non funziona, cosa si muove, cosa possiamo fare

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Nel World Press Freedom Index 2025, pubblicato da Reporters Sans Frontières (RSF), l’Italia perde tre posizioni, scivolando al 49° posto su 180 Paesi.
Il punteggio complessivo si abbassa da 69,8 a 68,01 su 100.
Le criticità riguardano i settori politico, economico e sociale.
Un segnale d’allarme che invita a riflettere sullo stato di salute del giornalismo nel nostro Paese.

Il giornalismo in Italia: un contesto difficile

Tra i principali fattori che contribuiscono a questo arretramento ci sono le pressioni politiche e le SLAPP. SLAPP è un termine nato dall’acronimo di strategic lawsuit against public participation per identificare le azioni legali tese a bloccare la partecipazione alla vita pubblica.
L’obiettivo di queste azioni legali è intimorire l’avversario e reprimere il dibattito pubblico.

Le SLAPP

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di querele temerarie (SLAPP). Secondo l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione, solo nel 2023 sono stati segnalati più di 100 giornalisti intimiditi da azioni legali pretestuose. Tra i casi più noti, le cause intentate contro Paolo Borrometi, Federica Angeli, Lirio Abbate, Amalia De Simone, Marilù Mastrogiovanni, Sigfrido Ranucci, simboli di un giornalismo investigativo sotto minaccia.

Le SLAPP, usate per intimidire e silenziare chi esprime critiche su temi di interesse pubblico, rappresentano una seria minaccia tanto alla libertà di espressione quanto al diritto di informare e contribuiscono a scoraggiare la partecipazione democratica.

Secondo il report di CASE 2024, il numero più alto di azioni temerarie è stato registrato in Italia con 26 SLAPP, seguita da Romania con 15 casi, Serbia e Turchia entrambe con 10, su un totale di 166 azioni legali temerarie a livello europeo.
Tra i casi registrati dal 2010 al 2023, giornalisti e reporter sono al primo posto tra i bersagli di SLAPP, seguiti da media e attivisti, mentre il maggior numero di SLAPP nel 2023 è stato intentato da parte di imprenditori e politici, rispettivamente in oltre il 45% e 35% dei casi.

Sielke Kelner, dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa ha detto:“L’uso sistematico di molestie legali per mettere a tacere le voci dissenzienti mina la libertà di espressione generando implicazioni preoccupanti per la democrazia italiana. In quanto guardiani della democrazia, giornalisti e attivisti svolgono un ruolo essenziale nel facilitare il dibattito pubblico, garantendo ai cittadini l’accesso a una pluralità di punti di vista”.

Gli altri problemi della libertà di stampa in Italia

Concentrazione editoriale

ll sistema mediatico italiano è fortemente concentrato: i primi cinque gruppi editoriali controllano la gran parte dei quotidiani, periodici e canali TV. Il gruppo GEDI (Repubblica, La Stampa), Cairo Editore (Corriere della Sera, Gazzetta), e Mediaset dominano il panorama. Ciò limita il pluralismo e crea conflitti di interesse tra editori e inserzionisti, come evidenziato anche nel rapporto AGCOM 2024.

Precarietà e tagli alle redazioni

I giornalisti freelance e i collaboratori esterni spesso ricevono compensi al di sotto di 5/7 euro a pezzo, come denunciato da Errori di Stampa, collettivo che da anni monitora le condizioni lavorative nel settore. I tagli agli organici delle testate tradizionali hanno portato a un’informazione più superficiale, frettolosa e dipendente dai comunicati stampa.

Polarizzazione e infotainment

La cronaca viene spesso ridotta a talk show conflittuali o reportage sensazionalistici. Programmi di prima serata come Non è l’Arena o Quarta Repubblica adottano spesso un registro urlato, più orientato allo scontro che all’informazione. Questo modello rischia di allontanare i cittadini dall’informazione seria e documentata.

Segnali positivi da non sottovalutare nel giornalismo italiano

Nonostante il quadro critico, l’Italia offre anche modelli virtuosi che meritano attenzione e supporto.

Giornalismo investigativo indipendente

Progetti come Domani, Valigia Blu e Fanpage stanno dimostrando che è possibile fare inchieste approfondite, anche su temi scomodi, mantenendo un’etica rigorosa.
L’inchiesta di Fanpage “Lobby nera”, ad esempio, ha scoperchiato legami inquietanti tra politica e ambienti neofascisti, nonostante le conseguenti pressioni politiche.

Giornalismo costruttivo

Il Constructive Network, fondato da Assunta Corbo, promuove in Italia un giornalismo orientato a soluzioni, basato su contesto, rigore e fiducia attraverso la testata di giornalismo costruttivo e delle soluzioni News48.it.
Pur essendo ancora marginale nel mainstream, questo approccio è adottato anche da progetti come Slow News, Italia Che Cambia, Economia Circolare e altri.
Tutte queste realtà raccontano storie di cambiamento, innovazione sociale e resilienza, uscendo dalla narrazione del solo “problema”.

Educazione ai media e attivismo civico

Crescono le iniziative di media literacy, in scuole e università, e i progetti di fact-checking collaborativo come Factanza, Will Media o Pagella Politica. Anche le community online come Open e Il Post puntano sull’educazione del lettore, spiegando i meccanismi della notizia e smontando le fake news con linguaggio accessibile.

Cosa serve per migliorare davvero il giornalismo e la libertà di stampa in Italia

Per invertire la tendenza al ribasso e restituire centralità a un’informazione libera, pluralista e professionale, servono:

  • una riforma delle leggi sulla diffamazione e strumenti per scoraggiare le SLAPP;
  • un sostegno reale all’editoria indipendente attraverso fondi trasparenti e pubblici;
  • nuove forme di governance del servizio pubblico che lo sottraggano al controllo politico;
  • investimenti nella dignità professionale del lavoro giornalistico, inclusi contratti equi;
  • valorizzazione del giornalismo costruttivo nei palinsesti pubblici, nei bandi di finanziamento e nella formazione accademica.

Il 49° posto dell’Italia nel Press Freedom Index 2025 non è solo una statistica: è un sintomo di un sistema informativo che arranca tra pressioni, tagli e sfiducia.
Ma è anche un punto da cui ripartire.
Esistono energie positive nel giornalismo italiano: vanno sostenute, raccontate e trasformate in modello.
Perché una democrazia senza una stampa libera, autorevole e inclusiva non può dirsi compiuta.

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