La seconda ondata del femminismo: la rivoluzione delle donne negli anni ’60 e ’70

Posted on

Un’epoca di cambiamento: il contesto storico degli anni ‘60 e ‘70

La seconda ondata del movimento femminista si sviluppa tra gli anni Sessanta e Settanta del 1900, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo occidentale.

Sono anni importanti: John Fitzgerald Kennedy è stato eletto presidente degli Stati Uniti, si svolgono la rivoluzione cubana e il conflitto in Vietnam.

Si moltiplicano i movimenti studenteschi, le proteste di massa (per esempio quelle in difesa dei diritti dei neri americani, Black Power – Black Panthers).

È in questo contesto di presa di coscienza collettiva che si sviluppa la seconda ondata femminista: cruciale per le donne occidentali, che si sono impegnate a reclamare autonomia sul proprio corpo e sulla propria sessualità, temi tabù fino ad allora non trattati nel dibattito pubblico.

Il corpo come terreno di lotta delle donne

Tra i diritti più contestati e rivendicati prevalgono quelli legati alla maternità consapevole, all’aborto sicuro e legale e al piacere sessuale, argomenti che hanno sfidato radicate strutture patriarcali e sociali.

Il corpo femminile, da oggetto di controllo culturale e politico, è diventato il terreno di una battaglia per la libertà individuale e collettiva.

Le voci della rivoluzione: da Simone de Beauvoir ad Angela Davis

Un ruolo centrale in questa rivoluzione lo hanno avuto il pensiero di Simone de Beauvoir, di Betty Friedan e soprattutto quello di Angela Davis.

De Beauvoir, nel saggio “Il secondo sesso” (1949), ha messo in luce i meccanismi che costringono le donne a una condizione di subordinazione sociale, analizzando non solo le dinamiche di potere, ma anche la costruzione sociale della femminilità.

Negli Stati Uniti la seconda ondata femminista prende il volto di Betty Friedan, autrice di “La mistica della femminilità” (1963).
L’autrice evidenza come le donne bianche e occidentali abbiano interiorizzato lo stereotipo, nato con il colonialismo e proposto largamente dai media, di “angelo del focolare” (moglie-madre-casalinga) abbandonando ogni ambizione al di fuori delle mura domestiche.

L’impatto negli Stati Uniti: Betty Friedan, NOW e il femminismo per tutti

Ed è proprio Betty Friedan che, nel 1966, fonda NOW, National Organization for Women: un movimento che ripropone l’Equal Rights Amendment (la prima volta era stato proposto nel 1923) con l’obiettivo fondamentale di ottenere la totale parità legale tra i sessi.

La proposta non ottiene ascolto nemmeno questa volta, ma il movimento NOW riesce a introdurre i primi corsi di Women’s Studies nelle università.

Dagli anni ’70, l’organizzazione combatte per l’abolizione delle pratiche discriminatorie nei confronti delle donne sul luogo di lavoro, sostiene campagne per l’ammissione delle ragazze negli istituti di formazione superiore e ai livelli sportivi più alti, crea centri antiviolenza e strutture di supporto per le vittime di abusi sessuali.

Nei primi anni ’70, in America, vive e lavora Gloria Steinem, che si batte principalmente per l’aborto legale. Steinem, ancora oggi icona globale del femminismo, pronunciò un celebre “Messaggio alle donne d’America” (1971) a Washington.

Questo discorso mantiene ancora oggi la sua potenza rivoluzionaria grazie all’intersezione tra diseguaglianza di genere e altre discriminazioni presenti nella società, come il razzismo e il classismo. Steinem si augura infatti una vera e propria rivoluzione, che abbatta le differenze più discriminanti e apra la strada a un nuovo “umanesimo”.

 “Il personale è politico”: il dibattito sul potere sociale

Altre figure americane di spicco della seconda ondata femminista sono state: Kate Millet, Shulamith Firestone e Carol Hanisch.
Quest’ultima ha coniato lo slogan più famoso della seconda ondata del femminismo, ovvero “Il personale è politico”. Attraverso questa rivendicazione, le donne diventano consapevoli del potere che la società esercita su di loro e che quelle situazioni, fino ad allora considerate private, in realtà affondano le radici nel pubblico.

È proprio l’abbattimento della barriera tra il privato e il pubblico che crea dibattito su quanto e come le strutture del contesto sociale e storico influiscano sull’individuo.

Un’altra figura di spicco della seconda ondata femminista, ma dalle teorie davvero controverse, è l’inglese Germaine Greer.

L’Italia femminista: Carla Lonzi, Tina Anselmi e le battaglie per i diritti

In Italia, figura centrale della seconda ondata femminista è Carla Lonzi, fondatrice del movimento Rivolta femminile e autrice del discusso “Sputiamo su Hegel” (1970) e di “La donna clitoridea e la donna vaginale” (1971).

Il movimento femminista italiano ha un’importanza cruciale per la politica degli anni ’70 con le battaglie per l’aborto, per il divorzio e per la regolamentazione dei diritti familiari.

Tra le conquiste più importanti a livello legislativo c’è la legge 903, introdotta dall’allora Ministra del lavoro e della Previdenza sociale Tina Anselmi, che pone un veto alle discriminazioni sessuali nel mondo del lavoro.

Anche il contributo dell’UDI (Unione Donne Italiane), organizzazione fondata a Roma nel 1944, ha un’importanza fondamentale: grazie all’impegno del movimento nascono i consultori di maternità con lo scopo di diffondere i metodi contraccettivi e organizzate manifestazioni ed eventi culturali sul tema dell’aborto, della sessualità e sul riconoscimento del periodo di maternità ai fini pensionistici.

Un’eredità complessa: dal letargo degli anni ’80 alla terza ondata degli anni ’90

Durante la seconda ondata femminista si raggiunge una consapevolezza maggiore rispetto alla prima ondata: non soltanto le attiviste chiedono uguali diritti giuridico-civili, ma riconoscono anche la diseguaglianza di genere nella società e si interrogano sulle problematiche legate al corpo e alla sessualità.

Allo stesso tempo, la forza rivoluzionaria del movimento femminista e l’acquisizione di alcuni diritti fanno sì che il femminismo entri in una fase di “letargo” negli anni ‘80.

Bisognerà aspettare gli anni ‘90 per riprendere il discorso femminista con una nuova e potente terza ondata, che sposterà lo sguardo dalla donna “bianca, borghese e occidentale” al resto del mondo.

 

 

 

 

 

Condividi su: