Barbie, il film: matriarcato, patriarcato, consapevolezza e risate

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Nell’estate del 1997, avevo 16 anni, il tormentone per eccellenza fu Barbie Girl (degli Aqua).
Il brano, a un certo punto, diceva: “Life in plastic, it’s fantastic”, la vita nella plastica è fantastica.
Ed è proprio ciò che ho ritrovato nelle primissime scene del film “Barbie”.

Barbie, il film: la trama e qualche spoiler

Barbie, non una barbie qualsiasi ma Barbie stereotipo è perfetta, vive in una casa perfetta, all’interno di un mondo perfetto, Barbieland.

Insieme a Barbie stereotipo ci sono Barbie presidente, Barbie dottoressa, Barbie in quantità con qualità e caratteristiche specifiche (scrittrice, fisica, diplomatica, sirena, giudice, giornalista).
E poi c’è Ken, anzi, tanti Ken indistinguibili che vivono solo in funzione delle Barbie.

Mentre le posizioni di potere e responsabilità a Barbieland sono occupate dalle varie Barbie, i Ken stanno solo in spiaggia, con i loro muscoli scolpiti e atteggiamenti, modi di fare e di parlare che fanno ridere a crepapelle.

Ma non è tutto oro quello che luccica, nemmeno nel mondo perfetto di Barbie.
Compaiono infatti Barbie incinta e Barbie stramba, isolate rispetto al resto del gruppo di Barbie “perfette”.

La crisi di Barrbie stereotipo è la crisi di tutti noi

Ma la crisi è dietro l’angolo anche per la Barbie la cui perfezione è assoluta: Barbie stereotipo, infatti, una mattina si sveglia con i piedi piatti e non sulle punte, e commenta:

“Se io avessi i piedi così, non indosserei mai i tacchi!”

Da lì in poi, il mondo perfetto di Barbie stereotipo comincia a vacillare: avverte pensieri di depressione, di morte.

Così inizia il suo viaggio insieme a Ken verso il mondo reale, per tentare di capire cosa stia succedendo e risolvere la questione.
Per i due, la “sbirciatina” nel mondo reale cambierà tutto.

La mia personale opinione su Barbie, il film

Del film “Barbie” è stato detto tutto e il contrario di tutto: che è semplicemente una enorme campagna pubblicitaria della Mattel, che è un pistolotto femminista, che è un film contro gli uomini (ma quelli che l’hanno detto o scritto l’avranno visto? Me lo chiedo da giorni).

Io non sono una critica cinematografica, questa è la mia personalissima opinione.

Ciò che ha suscitato in me il film “Barbie” è una riflessione sui limiti dei ruoli di genere che, negli anni, si sono modificati, ora virando verso il patriarcato spinto, ora verso il femminismo estremo, mentre oggi stiamo cercando tutti un equilibrio.

Tutti, donne e uomini (anche se la battuta dell’amministratore delegato della Mattel, interpretato da Will Ferrell, fa riflettere: “Continuiamo a portare avanti il patriarcato ma lo nascondiamo meglio”).

Nel film Barbie c’è tutto: matriarcato, patriarcato, consapevolezza, azione

Nel film c’è tutto:

  • Barbieland che è il mondo delle donne, le uniche al potere, nel quale i Ken esistono solo se le Barbie li guardano (il matriarcato);
  • Ken che torna a Barbieland dal mondo reale e lo trasforma in Kenland (il patriarcato);
  • la battaglia tra i Ken istigata dalle Barbie per (ri)ottenere un equilibrio;
  • la consapevolezza di rappresentare due mondi, uguali e diversi (“C’è Barbie, e c’è Ken”).

E c’è anche dell’altro: il conflitto tra aspettative e realtà (di donne e uomini) e l’importanza della giustizia sociale.

Barbie non è un film per bambini (anche se fa ridere moltissimo)

Di sicuro “Barbie” non è un film per bambini, ma parla proprio di questo: dell’innocenza e della spensieratezza dell’infanzia, di come si finisce di essere bambini quando ci si rende conto che la morte esiste, di come provare a crescere sognando chi si possa diventare e come non si debba avere paura di essere quel che si è.

In più, il cast è stato eccezionale: il Ken di Ryan Gosling è un personaggio sublime, adorabile nella sua irrilevanza iniziale di uomo stereotipo, diverte persino nella sua fase di “mascolinità tossica”.
Le sue battute, le sue performance danzanti, la sua “KenEnergy” sono indimenticabili.

Margot Robbie, Barbie stereotipo, è stata un’interprete pazzesca.
Il suo passaggio dall’utopia di un mondo perfetto (rosa shocking, fucsia e di plastica) alla realtà, è stato magistrale.

La regista e cosceneggiatrice del film è Greta Gerwig, il cosceneggiatore Noah Baumbach.

La recensione che mi è piaciuta di più

Al centro di tutto il film ci sono loro (noi), le donne. Le donne succubi del patriarcato, le donne che diventano consapevoli del patriarcato, le donne che aspirano a un mondo più equo, più giusto, le donne che agiscono per ottenerlo.
E ci sono anche gli uomini, rappresentati come abbiamo sempre visto rappresentare le donne nei film : corpi in primo piano e niente cervello (un Ken bello e muscoloso potrà essere anche intelligente?).

Quello che auspica Gerwig, a mio parere, è “una modernità fatta di parità delle opportunità e delle condizioni, di mutuo rispetto e di emancipazione dai modelli sociali imposti.

Un messaggio di progressismo e di valorizzazione del contributo femminile alla società, che superi proprio una certa idea di ‘stupida bambolina’ normalmente associata alle fashion doll Mattel.

Ma che vada oltre anche l’idea che per essere donne realizzate si debba per forza essere madri […].

Quest’idea di Barbie ‘fascista’ non è tanto di chi scrive, quanto della stessa regista del film. Greta Gerwig non ci va leggera: in una scena sorprendente denuncia la Barbie come quintessenza del modello consumistico, dell’oggettificazione sessuale e degli stereotipi di genere.

Eppure, a quel personaggio col volto di Margot Robbie che scoppia a piangere ferito da queste accuse, non si può in alcun modo voler male.

Se Ken arriva a ostentare sicurezza di sé per nascondere fragilità, in qualche misura lo fa anche Barbie, che vive di sorrisi a trentadue denti solo finché non capisce che la vita non può essere tutta rose e fiori.

In quella femminilità di plastica e in quella perfezione al petrolio c’è qualcosa di profondamente sbagliato, perturbante.

E infatti Barbie scopre di essere molto di più di questo” (testo tratto dalla recensione del film Barbie di anonimacinefili.it).

Barbie: risate, balletti e lacrime

Fermo restando che rimane un film prodotto dalla Mattel, che finisce per promuovere la barbie a icona femminista (cosa che a mio parere proprio non è), ciò che conta è quello che ti ispira dopo averlo visto, e cioè riflessioni su quanto sia fondamentale un’educazione all’uguaglianza e alla diversità sin dall’infanzia.

Il tutto tra risate a crepapelle, balletti e, qua e là, attimi di commozione.

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