Che cosa vuol dire cambiare?

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Che cosa vuol dire cambiare? Una mattina ci svegliamo, tutto intorno a noi è uguale a ieri, lo stesso letto, gli stessi quadri attaccati alle pareti, la stessa luce del mattino che entra dalle tende della finestra, gli stessi gesti di sempre. Ma dentro di noi tutto è cambiato.

Quando succede, ci chiediamo come sia stato possibile cambiare così velocemente.

Ma la verità è che non cambiamo dall’oggi al domani: il primo impercettibile mutamento, di prospettiva, di punto di vista, di percezione, innesca una serie di modifiche a catena al nostro stile di vita, al nostro modo di fare e di pensare che, supportata dalla motivazione, ci fa arrivare alla fatidica mattina in cui ci rendiamo conto di essere cambiati. Completamente.

È proprio quello che è successo a Camilla.

storia di un cambiamento
Camilla Pusateri

Chi è Camilla Pusateri

Camilla Pusateri si è laureata in giurisprudenza a Modena, durante il suo praticantato a Venezia si è resa conto che le piaceva comunicare, così si è trasferita a Roma, dove ha studiato marketing e comunicazione.

Finiti gli studi, si è trasferita a Milano, città dalla quale era stata rapita per la sua dimensione cosmopolita, per il suo fermento culturale, per le sue ispirazioni creative, per la sua trasformazione continua.

A Milano Camilla ha lavorato per l’ufficio stampa del talent show di “Amici”, il programma di Maria De Filippi, dove è stata a contatto con tanti giovanissimi talentuosi e desiderosi di creare la loro strada nel mondo del canto e della danza. Ricorda quel periodo come molto stimolante e arricchente a livello umano e professionale.

Ma Camilla non aveva ancora realizzato sé stessa, sognava di diventare ufficio stampa nel mondo musicale, di avere un artista da accompagnare prima a Sanremo e poi in un concerto a San Siro.

La musica, però, l’ha coinvolta in un altro modo: ha avuto un’esperienza con musicisti under ground che si autoproducevano, conosciuti in Indiehub, un coworking che si stava specializzando nel creare un network intorno al mondo musicale e che oggi è un vero e proprio studio di registrazione.

A un certo punto ha ricevuto una proposta di collaborazione dallo studio dell’architetto Stefano Boeri che le ha fatto mollare i progetti musicali per dedicarsi invece alla comunicazione internazionale dello studio, che promuove una visione dell’architettura e dell’urbanistica orientata alla sostenibilità.

Poi è arrivata la pandemia e, contro ogni pronostico, Camilla ha finalmente trovato sé stessa.

Ha lasciato le grandi città metropolitane e si è trasferita a Rena Majore, un villaggio sardo di 153 abitanti, e si è dedicata alla sua vera passione, lo yoga, trasformandolo in un percorso professionale, The Sea Yoga Revolution.

Com’è nata l’idea del progetto Sea Yoga Revolution?

La classe di yoga di Camilla
La classe del corso The Sea Yoga Revolution

Durante il lockdown vivevo a Milano in un appartamento di 30 metri quadri vicino ai giardini della Guastalla e, quando ci passeggiavo, sentivo fortissimo il richiamo della natura, così ho colto l’occasione dello smart working per andare in Sardegna.

Ho una casa a Rena Majore da tanto tempo, ma l’avevo sempre vissuta nelle due, tre settimane di ferie estive.

Non ho preso subito la decisione di trasferirmi lì: mi alzavo all’alba per andare a fare il bagno, per respirare l’aria del mare; prima di iniziare a lavorare facevo delle passeggiate nella natura, nella pineta dietro alla spiaggia, assaporavo i colori, gli odori, le sensazioni che quei luoghi mi procuravano.

A un certo punto ho sentito forte il contrasto con la mia vita di prima, con il mondo del lavoro che chiedeva di esserci di più, di parlare di più, di essere più presenti sul web.

E io invece percepivo di avere bisogno di silenzio, che tutti avessimo bisogno di quel silenzio che ci fa ascoltare chiaramente quello che abbiamo dentro.

Ho trovato nella natura, nel mare soprattutto, e nella pratica yogica, il mio modo di esprimermi, tutti gli insegnamenti di cui avevo bisogno, e non sono stata più capace di tornare indietro.

È successo semplicemente che ho lasciato concludere le collaborazioni che ancora mi tenevano legata a Milano.

Per la prima volta mi sono resa conto di come il sole si sposti lungo la linea dell’orizzonte nel corso delle stagioni.

Era qualcosa che in città non avevo mai avuto modo di osservare, di cui non avevo mai potuto rendermi conto, circondata dai palazzi com’ero.

Questo evento mi ha fatto pensare che forse non avevo dedicato abbastanza tempo all’osservazione, che forse non avevo passato abbastanza tempo nella natura, che quello che consideravo il mio rapporto con la natura fino ad oggi era stato superficiale.

Da qui ho cominciato a studiare, ad approfondire le pratiche yogiche e ho iniziato veramente a sperimentare il significato di tante teorie e filosofie legate allo yoga che arrivano dalla tradizione orientale per riportarle alla vita quotidiana.

Sentivo ancora forte il desiderio di comunicare, e quindi mi sono chiesta quale fosse il messaggio da dare al mondo; avevo il desiderio di diffondere qualcosa di buono, qualcosa di veramente sostenibile, un’alternativa.

Ho costruito un nuovo stile di vita e anche un progetto dedicato allo yoga che sta prendendo sempre più forma e mi sta dando tante soddisfazioni a livello umano e sta diventando anche un percorso professionale.

Quali sono le caratteristiche del Sea Yoga Revolution?

CamillaIl progetto Sea Yoga Revolution è la mia interpretazione dello yoga.

È legata al mare, perché questo elemento mi aiuta a comprendere quelle parti filosofiche molto profonde dello yoga, che per me trovano risposta nel suo essere sempre in movimento, nell’energia che sprigiona quando è agitato, mosso o calmissimo.

La rivoluzione insita nella mia pratica yogica è quella di sentirci come tante gocce in un unico grande oceano e per me è importante la parola Revolution perché non appartiene alla tradizione yogica.

Lo yoga parla di evoluzione, quindi è un percorso umano e spirituale che ci porta a scoprire la nostra vera natura.

Sono convinta che al giorno d’oggi fermarsi in ascolto sia la più grande rivoluzione che possiamo compiere e quindi il mio yoga Revolution vuole essere un modo per far scoprire alle persone un’alternativa per vivere sé stessi e il mare.

Trovarsi in spiaggia la mattina presto, guardare il sole compiere i suoi movimenti all’orizzonte, osservare quello che ci circonda e poi vivere la nostra giornata: questo è il messaggio che porta la mia pratica yogica, che è un messaggio alternativo soltanto ai giorni nostri, perché in verità è il messaggio più vero e più sincero che tutti noi possiamo trovare dentro al nostro cuore: connetterci con gli elementi, con il mare, il sole, il vento, per ritrovare noi stessi.

Cosa provano le persone che praticano yoga al mare con te?

posizione yogaI benefici fisici possono essere innumerevoli, lo yoga lavora su un livello energetico oltre che fisico e quindi è un lavoro molto profondo, molto intenso che, se fatto con una certa costanza, con una certa intenzione, può portare dei benefici grandiosi.

Ad esempio, io arrivo da un’esperienza fisica con problematiche che rischiavano di diventare serie, dovute come nella maggior parte dei casi a stress psicofisico, a quella corsa continua per esserci sempre, essere adeguati, efficienti.

C’è stato un periodo in cui quasi non camminavo per via di dolori all’anca, infiammazioni del nervo sciatico, contratture di un corpo che si stava evidentemente ribellando. Mi era stato sconsigliato di praticare certe attività come la corsa e lo yoga a livello avanzato.

Premesso che non ho mai sforzato il mio corpo per praticare yoga, è stata proprio la pratica a guidarmi verso la guarigione, ho recuperato un buon 80% della mobilità e della flessibilità da quando lo pratico con costanza.

Questa è un’esperienza che non racconto mentre faccio le lezioni ma diciamo che, se qualcuno avesse dei dubbi sui benefici dello yoga sul corpo, potrei esserne l’esempio vivente.

Ma i benefici dello yoga non sono solo fisici, sono anche mentali e spirituali. Quando ci apriamo al dialogo con noi stessi, ci apriamo alla vita e tutto accade diversamente. Cambia il nostro modo di interpretare la realtà, cambia il campo energetico che creiamo intorno a noi e attrae le cose migliori che ci possano capitare.

Com’è organizzata una lezione?

I miei appuntamenti fissi nella stagione estiva sono dal vivo, in spiaggia dalle 8 alle 09:30 del mattino e poi si chiude con un bagno e con la colazione in spiaggia.

Mi sto anche dedicando all’offerta online, perché i miei allievi non possono essere con me tutto l’anno, per cui ho realizzato dei corsi video, divisi per livello, prestando molta attenzione alla qualità delle immagini, per trasmettere la bellezza del mare anche nel video, quindi togliendo centralità a quella che è la figura dell’insegnante, che serve da guida per eseguire correttamente gli asana, però cercando di trasmettere tutta la bellezza della natura.

Faccio anche delle dirette online tre volte alla settimana, martedì, giovedì e sabato mattina e quindi chi vuole la possibilità di una guida live durante la pratica può usare questa modalità.

Certamente la pratica nella natura è speciale. In Sardegna abbiamo la fortuna di avere un clima mite e quindi anche nella stagione invernale si riesce a praticare all’aria aperta, in spiaggia o in pineta, con una buona frequenza, perciò si può dire che la Sea Yoga Revolution non si ferma mai: impariamo ad adattarci, come il mare.

Sto cercando di istituire alcuni appuntamenti fissi dal vivo, per trasmettere lo spirito di condivisione dello yoga: si tratta di esperienze gratuite di pranayama e meditazione e di pratiche di benessere che offro anche in collaborazione con altri professionisti che lavorano nel settore del fitness.

Per esempio, con Ada Scarone, istruttrice e trainer di Camminata Metabolica, ogni domenica mattina organizziamo una sessione di fitness molto divertente: un workout completo attraverso la camminata e poi, invece dello stretching finale, una sessione breve di yoga.

Che cosa consiglieresti a chi non hai mai praticato yoga ma vorrebbe avvicinarsi a questa disciplina?

Lo dico con una metafora legata al mare: predisporsi al tuffo, all’immersione.

Immaginare di tuffarsi nell’acqua e di poter respirare nelle profondità del mare, di potersi muovere liberamente e di vivere quello stato di leggerezza, di grazia e di bellezza che tutti sentiamo quando ci immergiamo e continuare ad andare sempre più in fondo, sentendosi sempre a proprio agio fino a scoprire forme meravigliose e mai viste prima.

Da un punto di vista pratico consiglierei di cominciare a praticare dal vivo con un’insegnante in modo da avere un approccio umano e la possibilità di essere corretti subito negli allineamenti, in certe parti più tecniche, per evitare di acquisire dei comportamenti sbagliati durante la pratica che poi sono più difficili da scardinare.

E poi leggere le radici fondamentali della filosofia yogica, in particolare “La Bhagavada Gita”, personalmente consiglio la versione tradotta da A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, e “Gli yoga sutra di Patanjali”. Altre letture interessanti per approcciarsi allo yoga possono essere “L’eterna ricerca dell’uomo” di Paramahansa Yogananda e “La mia casa è il mondo” di Thich Nhat Hanh.

In quali modi il tuo progetto sta funzionando e come, invece, può essere migliorato?

C’è una parte di organizzazione della comunicazione che posso migliorare.

Devo vincere la resistenza ad associare il senso dello yoga all’aspetto commerciale ma penso che sarà una sfida da affrontare e da vincere perché voglio lavorare per diffondere lo yoga.

Quindi di sicuro devo scardinare il pregiudizio che ho nei confronti dell’offerta e della comunicazione commerciale delle mie attività.

Ciò che sta funzionando invece è il passaparola, la reale esperienza della pratica yogica fatta con me dalle persone raccontata alle altre persone.

Questo mi incoraggia moltissimo ad andare avanti, mi suggerisce che la strada che ho preso è quella giusta.

Mi sento grata soprattutto di non avere mai avuto pressioni da parte di nessuno nel voler intraprendere questa vita, però sono anche consapevole del fatto che i cambiamenti che facciamo sono una nostra responsabilità.

i cambiamenti che facciamo sono una nostra responsabilità

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