A Milano, nel giugno 2026, alcuni dipendenti ATM hanno condiviso nella chat WhatsApp “Ticinese Staff” fotografie di passeggere riprese dalle telecamere di sicurezza dei tram, accompagnate da commenti sessisti. Il caso è emerso dopo la denuncia di una passeggera 26enne sul tram 15. Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante della Privacy, ha minimizzato l’episodio parlando di “7 persone in un paese di 60 milioni” e ha definito un illecito la diffusione pubblica del fatto da parte della passeggera.
Nel pezzo collego la vicenda alla teoria dell’oggettivazione di Fredrickson e Roberts e al concetto di biopotere di Foucault, e sostengo che gli strumenti nati per proteggere le donne, telecamere, autorità di garanzia, vengono sistematicamente usati contro di loro
Milano, giugno 2026.
Il tram 15 viaggia verso Rozzano.
È l’ora di punta.
A una ragazza di 26 anni cade lo sguardo sullo schermo del telefono dell’uomo seduto accanto a lei. Indossa la divisa ATM (Azienda Trasporti Milano).
Sullo schermo legge il nome di una chat: “Ticinese Staff”, con sette partecipanti.
Poi vede una foto, ingrandita, del corpo di una ragazza ripresa dalle telecamere di bordo.
Sotto, una scritta: “È il mio dolce per voi”.
Se cerchi online “a cosa servono le telecamere sui mezzi pubblici”, la prima risposta è “garantiscono la sicurezza dei passeggeri e del personale di bordo”.
Quando salgo su un mezzo pubblico, soprattutto di sera, la prima cosa che faccio è sedermi nei sedili più vicini a quelli del conducente, perché mi fa sentire più sicura.
Già, che ingenua!
Per alcuni dipendenti ATM quelle telecamere che ci fanno sentire più sicure sono servite a fotografare i corpi delle donne, e a farli girare nella chat.
La ventiseienne sul tram 15 ha fotografato lo schermo.
Ha denunciato.
E ha detto una frase che pesa più di tutto il resto: “non potersi più sentire al sicuro”.
È sempre il corpo delle donne
Perché il corpo femminile, da secoli, non è considerato solo un corpo.
È il luogo su cui si depositano aspettative, giudizi, paure, interessi economici e decisioni politiche.
La psicologa Barbara Fredrickson e la sociologa Tomi-Ann Roberts nel 1997 hanno elaborato la teoria dell’oggettivazione: spiegano che le donne, più degli uomini, vengono guardate e valutate come se il loro corpo fosse un oggetto da osservare, giudicare e misurare.
È quello che viene definito male gaze: uno sguardo che non vede una persona nella sua complessità, ma si concentra sul corpo, sull’aspetto, sulle parti del corpo.
Poi c’è il controllo politico.
Il corpo femminile non è mai stato soltanto una questione privata.
Michel Foucault parlava di biopotere: il modo in cui il potere governa la vita delle persone anche attraverso i corpi.
La nascita, la sessualità, la maternità diventano oggetto di regolamentazione statale legata alla gestione della popolazione e alla dimensione demografica.
È esattamente quello che vediamo oggi in Italia: un Paese con una natalità ai minimi storici: 1,14 figli per donna e un’età media al parto che continua a salire.
Un paese che tenta di governare la natalità attraverso bonus e incentivi, continuando a rendere il corpo femminile oggetto prima che soggetto di scelta.
Lo stesso meccanismo di controllo si manifesta storicamente nelle politiche su contraccezione e aborto, un controllo che riduce la possibilità di autodeterminarsi e che rende la violenza di genere non un’emergenza improvvisa ma l’esito di un percorso strutturale e storico.
Torniamo alla chat “Ticinese staff”.
Agostino Ghiglia siede nel collegio del Garante della privacy, l’autorità che dovrebbe proteggerci proprio da questo: dalle immagini che girano senza consenso.
Interpellato sul caso della chat dei dipendenti ATM, indica un responsabile. “Il terzo incomodo”, lo chiama: la ragazza che ha fotografato lo schermo. Quella che avrebbe commesso “un illecito”.
In fondo si tratta di “7 persone in un paese di 60 milioni”, un “gruppo chiuso”.
Una cosa come “la chat del calcetto”, o “la chat dei genitori”.
Guardate la simmetria.
Le telecamere nate per proteggere, usate per violare.
L’autorità nata per tutelare la privacy, usata per puntare il dito contro chi ha reso visibile la violazione.
Due volte, lo strumento di tutela si gira verso la persona sbagliata.
La ragazza lo aveva detto, prima ancora che accadesse: “mi terrorizza il solo pensiero che questi episodi possano essere normalizzati”.
Ci sono volute meno di 48 ore, Ghiglia ha normalizzato la violenza in diretta:
Se diffondo una foto di un certo tipo faccio un trattamento illecito, ma un conto è diffonderla su un canale pubblico, un altro è in un gruppo chiuso di sette persone. Parliamo di 7 persone, in un paese di 60 milioni
Questa è la violenza di genere normalizzata.
La vicenda del tram 15 non riguarda solo una chat, un comportamento disgustoso o una violazione delle regole.
Riguarda una domanda più profonda: perché alcuni corpi continuano a essere percepiti come disponibili allo sguardo degli altri?
Perché quelle telecamere erano nate per proteggere.
Ma per qualcuno sono diventate uno strumento per appropriarsi del corpo di una donna senza il suo consenso.
È sempre il corpo delle donne perché il corpo delle donne continua a essere, contemporaneamente, osservato, regolato, venduto.
E proprio per questo continua a essere anche il luogo da cui nasce ogni richiesta di libertà.E proprio per questo il personale continua a essere politico.