Separazione delle carriere tra giudici e PM: cosa significa e cosa cambia con la riforma della giustizia

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La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una riforma dell’ordinamento giudiziario che prevede due percorsi professionali distinti per chi giudica e per chi esercita l’azione penale.
Nel sistema attuale italiano entrambe le figure appartengono allo stesso ordine della magistratura.
La riforma sottoposta al referendum del 22 e 23 marzo 2026 introdurrebbe invece una distinzione costituzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente.

Cos’è la separazione delle carriere tra giudici e PM

Nel sistema giudiziario italiano giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura.

Entrambi entrano in magistratura attraverso lo stesso concorso pubblico e fanno parte della stessa struttura istituzionale. La Costituzione considera infatti la magistratura un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato.

La differenza riguarda le funzioni.

Il giudice ha il compito di decidere sulle controversie e stabilire se un imputato è colpevole o innocente.

Il pubblico ministero (PM) rappresenta l’accusa e dirige le indagini penali insieme alla polizia giudiziaria.

Nonostante le funzioni diverse, i magistrati possono nel corso della carriera passare da una funzione all’altra, cioè da giudice a pubblico ministero o viceversa, secondo regole stabilite dall’ordinamento giudiziario (una volta sola).

Come funziona oggi il sistema della magistratura in Italia

L’attuale sistema si basa su tre elementi principali.

Primo: un’unica carriera.
Giudici e pubblici ministeri fanno parte dello stesso ordine della magistratura.

Secondo: un unico organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che decide su nomine, trasferimenti e promozioni dei magistrati.

Terzo: garanzie costituzionali comuni, come l’inamovibilità dei magistrati e l’indipendenza dall’esecutivo.

Questo modello deriva dalle scelte dei costituenti del 1948, che volevano evitare qualsiasi forma di controllo politico sulla magistratura.

Cosa cambierebbe con la separazione delle carriere

La riforma della giustizia sottoposta al referendum del 2026 introduce una modifica costituzionale importante.

La Costituzione stabilirebbe esplicitamente che esistono due carriere distinte:

  • magistratura giudicante (i giudici)
  • magistratura requirente (i pubblici ministeri)

La conseguenza principale è che non sarebbe più possibile passare da una funzione all’altra nel corso della carriera.

Inoltre la riforma prevede anche la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con funzioni di autogoverno distinte.

Perché i sostenitori della riforma vogliono separare le carriere

Chi sostiene la separazione delle carriere ritiene che questo cambiamento rafforzerebbe la terzietà del giudice.

Secondo questa posizione, in un processo penale il giudice dovrebbe essere completamente separato da chi sostiene l’accusa. Se giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera e allo stesso organo di autogoverno, si creerebbe una vicinanza istituzionale che potrebbe influenzare la percezione di imparzialità.

La separazione delle carriere viene quindi presentata come una riforma che avvicinerebbe il sistema italiano a quello di altri ordinamenti occidentali, dove accusa e giudice appartengono a strutture professionali differenti.

Perché una parte della magistratura e della politica è contraria

Le critiche alla separazione delle carriere si concentrano soprattutto sul rapporto tra magistratura e potere politico.

Secondo molti magistrati e giuristi, il rischio è che la separazione porti nel tempo a un modello in cui il pubblico ministero diventa più vicino al potere esecutivo, come avviene in alcuni sistemi in cui i procuratori dipendono dal governo.

Nel sistema italiano, invece, il pubblico ministero fa parte della magistratura proprio per garantire indipendenza nelle indagini, anche quando riguardano esponenti politici o istituzioni.

Per questo motivo i critici temono che la separazione delle carriere possa ridurre nel lungo periodo le garanzie di autonomia del pubblico ministero.

Come funziona la separazione delle carriere in altri Paesi

Il confronto internazionale è spesso citato nel dibattito politico.

In molti ordinamenti europei e occidentali esiste una distinzione tra chi accusa e chi giudica. Tuttavia i modelli sono molto diversi.

In alcuni Paesi i pubblici ministeri appartengono alla magistratura ma seguono percorsi professionali separati. In altri casi fanno parte dell’amministrazione della giustizia e dipendono dal potere esecutivo.

Questo significa che parlare di “separazione delle carriere” non identifica un unico modello istituzionale.

Perché la separazione delle carriere è al centro del referendum sulla giustizia

La riforma della giustizia del 2026 interviene su diversi aspetti dell’ordinamento giudiziario, ma la separazione delle carriere è il punto più discusso.

La ragione è semplice: riguarda direttamente l’equilibrio tra magistratura e politica, uno dei pilastri della Costituzione italiana.

Il referendum del 22 e 23 marzo chiederà ai cittadini di confermare o respingere la revisione costituzionale approvata dal Parlamento.

Se prevalgono i Sì, la separazione delle carriere entrerà nella Costituzione e l’ordinamento giudiziario dovrà essere riorganizzato di conseguenza.

Se prevalgono i No, il sistema attuale resterà invariato.

Perché capire la separazione delle carriere è importante prima di votare

Il tema può sembrare tecnico, ma riguarda direttamente il funzionamento della giustizia e delle istituzioni.

Il modo in cui vengono organizzati giudici e pubblici ministeri incide su tre aspetti fondamentali:

  • l’imparzialità dei processi
  • l’autonomia della magistratura
  • il rapporto tra potere giudiziario e potere politico

Per questo motivo la separazione delle carriere è diventata uno dei punti centrali del dibattito pubblico sulla riforma della giustizia.

Separazione delle carriere in sintesi

– oggi giudici e PM appartengono alla stessa magistratura
– possono passare da una funzione all’altra (solo una volta in tutta la carriera)
– esiste un unico Consiglio Superiore della Magistratura

Con la riforma:

– giudici e PM avrebbero carriere separate
– non sarebbe più possibile cambiare funzione
– verrebbero creati due CSM distinti

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