Il revenge porn è la diffusione online di materiale (foto o video) pornografico senza il consenso delle persone ritratte.
L’espressione revenge porn (vendetta porno) deriva da alcuni casi in cui coppie di fidanzati si sono volontariamente fotografate o filmate in momenti intimi e, in un secondo momento e successivamente alla rottura della relazione, questi materiali sono stati fatti circolare in pubblico “per vendetta”.
Chi mette in circolazione questi materiali è solitamente un uomo, e chi ne subisce le conseguenze è solitamente una donna: questo la dice lunga su quanto il fenomeno del revenge porn abbia a che fare con il problema degli stereotipi di genere e del doppio standard nella valutazione delle condotte morali di maschi e femmine.
Lo stesso atto sessuale è motivo di orgoglio per un uomo, ma di biasimo per una donna.
La tecnologia e i social network sono solo la variabile incidentale del fenomeno del revenge porn
La tecnologia, i social network in particolare, è solo una variabile incidentale: certamente è indispensabile essere tutti consapevoli della difficoltà di cancellare le nostre tracce digitali una volta registrate, ma il problema del revenge porn non può essere affrontato con interventi “formativi” nelle scuole (non a caso spesso tenuti da poliziotti, vigili urbani e altre figure simili) volti a terrorizzare le ragazze.
È necessario anzi affermare con forza che chiunque, uomo o donna, ha il diritto di scegliere se, come e quando farsi fotografare e quale uso fare di queste immagini, a condizione che questo avvenga in piena consapevolezza e libertà, e attraverso un consenso revocabile in qualsiasi momento.
L’unico responsabile del revenge porn è colui che diffonde il materiale senza il consenso delle persone riprese: la riprovazione sociale (oltre alle conseguenze legali previste da recenti leggi in materia) dovrebbe investire il primo e non certo le seconde: è questa la battaglia culturale con cui fronteggiare il fenomeno.
(Fonte: Luciano Paccagnella, 2020)
Revenge porn e dinamiche di potere patriarcale nell’attualità: la storia di Veronica Garbolino
Per evidenziare quanto il problema del revenge porn abbia a che fare con il patriarcato, e quindi con un meccanismo basato sul concetto di potere, basta riprendere la realtà e la cronaca locale: questa storia coinvolge Veronica Garbolino, l’ex calciatore del Torino Demba Seck e l’ex PM (Pubblico Ministero) di Torino, Enzo Bucarelli.
Nel febbraio 2023 Garbolino denunciò Seck per averla ripresa di nascosto durante rapporti intimi e per aver diffuso i video come vendetta per la fine della loro relazione.
Durante l’indagine, il PM Bucarelli ha cancellato i video compromettenti dal telefono di Seck e ha cercato di convincere Garbolino a ritirare la denuncia, suggerendole di “non procedere oltre”.
“Avevo denunciato Seck per revenge porn. Il PM titolare dell’indagine mi aveva convocata nel suo ufficio.
Mi diceva cose che mi sembravano strane. Intendo dire, strane perché dette da un magistrato.
Diceva che non mi conveniva andare avanti. Che Seck non aveva diffuso i video.
Ma io sapevo che non era vero. I due agenti erano nella stanza. Mi hanno guardata.
Quando sono rimasta sola con loro, mi hanno detto: Veronica, potresti essere nostra figlia. Vai avanti con questa storia perché c’è qualcosa che non va”
E lei è andata avanti: Bucarelli è stato accusato di frode in processo penale e depistaggio per aver soppresso prove fondamentali e per aver indotto la vittima a firmare una transazione economica con Seck, che prevedeva il ritiro della querela.
Nel febbraio 2025, Bucarelli è stato condannato a un anno, nove mesi e dieci giorni di reclusione, con sospensione della pena, e all’interdizione dai pubblici uffici.
(Fonte: La Stampa)