In breve
In Italia le donne votano dal 1946, hanno la parità giuridica scritta nella Costituzione dal 1948 e la parità tra coniugi solo dal 1975.
Il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati cancellati nel 1981; lo stupro è diventato un reato contro la persona, e non contro la morale, nel 1996.
Dal 2025 il femminicidio è un reato autonomo, punito con l’ergastolo.
La parità scritta nelle leggi, però, non coincide con la parità vissuta.
Nel 2025 l’Italia aveva il tasso di occupazione femminile più basso dell’Unione europea: 58% contro il 71,3% della media Ue (Eurostat via ANSA).
Nel Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum è 83ª su 145 Paesi. E la definizione di violenza sessuale basata sul consenso, approvata all’unanimità dalla Camera nel novembre 2025, è ancora ferma in Senato.
Questa pagina ricostruisce le tappe, spiega cosa dicono oggi le leggi, elenca quelle che hanno cambiato davvero la vita delle donne e misura la distanza che resta. Ogni dato ha la sua fonte.
Le tappe dei diritti delle donne in Italia: la storia dal 1919 a oggi
La storia dei diritti delle donne in Italia è fatta di leggi, sentenze della Corte costituzionale e due referendum vinti.
Quasi ogni tappa è arrivata dopo anni di mobilitazione dei movimenti delle donne e spesso dopo una sentenza che il Parlamento ha poi dovuto tradurre in legge.
La tabella va in ordine cronologico: i nomi delle leggi rimandano al testo ufficiale su Normativa o alla sentenza sul sito della Corte costituzionale.
| Anno | Legge o sentenza | Cosa cambia |
|---|---|---|
| 1919 | Legge 17 luglio 1919, n. 1176 (legge Sacchi) | Abolisce l’autorizzazione del marito per gli atti giuridici della moglie. Le donne possono esercitare professioni e impieghi, ma l’art. 7 le esclude dai ruoli che implicano poteri pubblici, magistratura e politica compresi. |
| 1945 | D.lgs.lgt. 2 febbraio 1945, n. 23 | Estende il diritto di voto alle donne. |
| 1946 | D.lgs.lgt. 10 marzo 1946, n. 74 | Le donne diventano eleggibili. Votano per la prima volta alle amministrative dal 10 marzo 1946, poi al referendum del 2-3 giugno: entrano all’Assemblea costituente 21 donne, meno del 4% (AGI). |
| 1948 | Costituzione | Pari dignità senza distinzione di sesso (art. 3), uguaglianza dei coniugi (art. 29), parità nel lavoro (art. 37), accesso alle cariche pubbliche (art. 51). Principi scritti, che per decenni restano in contrasto con il codice civile e il codice penale. |
| 1950 | Legge 26 agosto 1950, n. 860 | Prima tutela organica delle lavoratrici madri. |
| 1958 | Legge 20 febbraio 1958, n. 75 (legge Merlin) | Chiude le case di prostituzione regolamentate dallo Stato. |
| 1960 | Corte costituzionale, sentenza n. 33/1960 | Dichiara incostituzionale l’esclusione delle donne dai pubblici uffici prevista dalla legge del 1919. |
| 1963 | Legge 9 gennaio 1963, n. 7 e legge 9 febbraio 1963, n. 66 | Vieta il licenziamento delle lavoratrici a causa del matrimonio. Apre alle donne tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, magistratura compresa. |
| 1968-1969 | Corte costituzionale, sentenze n. 126/1968 e n. 147/1969 | Cancellano il reato di adulterio, che puniva solo la moglie, e quello di concubinato. |
| 1970 | Legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Fortuna-Baslini) | Introduce il divorzio. Il referendum abrogativo del 12-13 maggio 1974 la conferma con il 59,3% di No (Il Post). |
| 1971 | Corte costituzionale, sentenza n. 49/1971, legge 6 dicembre 1971, n. 1044, legge 30 dicembre 1971, n. 1204 | Cade il divieto di informare sui contraccettivi. Nasce il piano nazionale degli asili nido. Si rafforza la tutela delle lavoratrici madri. |
| 1975 | Legge 19 maggio 1975, n. 151 e legge 29 luglio 1975, n. 405 | Riforma del diritto di famiglia: parità tra i coniugi, potestà sui figli a entrambi i genitori, comunione dei beni come regime ordinario, abolizione della dote. Nascono i consultori familiari. |
| 1977 | Legge 9 dicembre 1977, n. 903 | Parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro: accesso, retribuzione, carriera. |
| 1978 | Legge 22 maggio 1978, n. 194 | Rende legale l’interruzione volontaria di gravidanza. Il referendum del 17-18 maggio 1981 la conferma: 68% di No al quesito restrittivo, 88,4% al quesito radicale (L’Espresso). |
| 1981 | Legge 5 agosto 1981, n. 442 | Abroga il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. |
| 1991 | Legge 10 aprile 1991, n. 125 | Introduce le azioni positive per la parità nel lavoro. |
| 1996 | Legge 15 febbraio 1996, n. 66 | La violenza sessuale diventa un reato contro la persona, non più contro la moralità pubblica e il buon costume. |
| 1999 | Legge 20 ottobre 1999, n. 380 | Le donne possono entrare nelle forze armate. |
| 2000-2001 | Legge 8 marzo 2000, n. 53, d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, legge 4 aprile 2001, n. 154 | Congedi parentali anche per i padri; testo unico su maternità e paternità; ordini di allontanamento del familiare violento. |
| 2003 | Legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 | L’art. 51 della Costituzione chiede alla Repubblica di promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nelle cariche elettive. |
| 2006 | D.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 e legge 9 gennaio 2006, n. 7 | Codice delle pari opportunità. Reato di mutilazioni genitali femminili. |
| 2009 | D.l. 23 febbraio 2009, n. 11 | Introduce il reato di atti persecutori (stalking, art. 612-bis c.p.). |
| 2011-2012 | Legge 12 luglio 2011, n. 120 (Golfo-Mosca) e legge 23 novembre 2012, n. 215 | Quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate. Doppia preferenza di genere nelle elezioni comunali. |
| 2013 | Legge 27 giugno 2013, n. 77 e legge 15 ottobre 2013, n. 119 | Ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Prima legge organica contro la violenza di genere. |
| 2019 | Legge 19 luglio 2019, n. 69 (Codice rosso) | Corsia veloce per le denunce di violenza domestica e di genere. Nuovi reati: diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite (revenge porn), costrizione al matrimonio, sfregio del volto. |
| 2021 | Legge 5 novembre 2021, n. 162 | Parità salariale: rapporto sul personale obbligatorio dalle aziende con più di 50 dipendenti, certificazione della parità di genere. |
| 2022 | Corte costituzionale, sentenza n. 131/2022, d.lgs. 30 giugno 2022, n. 105, legge 5 maggio 2022, n. 53 | Cade l’automatismo del cognome paterno: ai figli vanno i cognomi di entrambi i genitori, salvo accordo diverso. Congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni. Statistiche ufficiali sulla violenza di genere. |
| 2023 | Legge 24 novembre 2023, n. 168 | Rafforza misure di prevenzione, ammonimento e braccialetto elettronico per i reati di violenza domestica e di genere. |
| 2025 | Legge 2 dicembre 2025, n. 181 | Il femminicidio diventa un reato autonomo (art. 577-bis c.p.), punito con l’ergastolo; nuova aggravante di genere per altri reati (Sistema Penale). |
| 2026 | D.lgs. 7 maggio 2026, n. 96 | Recepisce la direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva: stipendio o fascia negli annunci, divieto di chiedere lo stipendio precedente (Bollettino ADAPT). |
I diritti delle donne nella legislazione italiana, spiegati facile
Oggi la legge italiana riconosce alle donne gli stessi diritti degli uomini in ogni ambito, e in alcuni casi prevede tutele specifiche: per la maternità, contro la violenza di genere, per correggere squilibri nella rappresentanza.
Tutto parte dalla Costituzione. Il resto sono leggi che, nel tempo, hanno tolto dai codici le norme che dicevano il contrario.
Cosa dice la Costituzione
- Art. 3: tutte le persone hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. Lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che impediscono l’uguaglianza di fatto.
- Art. 29: il matrimonio si basa sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
- Art. 37: la lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione del lavoratore.
- Art. 51: donne e uomini accedono alle cariche pubbliche in condizioni di uguaglianza. Dal 2003 la Repubblica deve anche promuovere le pari opportunità.
- Art. 117, comma 7: anche le leggi regionali devono rimuovere gli ostacoli alla parità e promuovere l’accesso delle donne alle cariche elettive.
Il testo integrale è sul sito del Senato.
Cosa dicono le leggi, ambito per ambito
- Famiglia. Moglie e marito hanno gli stessi diritti e doveri. Le decisioni sui figli si prendono insieme. Ci si può separare e divorziare. Ai figli vanno i cognomi di entrambi i genitori, salvo accordo diverso (Corte costituzionale, 2022).
- Corpo e salute. La contraccezione è legale. L’interruzione volontaria di gravidanza è garantita dalla legge 194 del 1978, entro i limiti che la legge stabilisce. I consultori offrono assistenza gratuita.
- Lavoro. È vietata ogni discriminazione per sesso, nell’assunzione, nello stipendio e nella carriera. Non si può licenziare una donna perché si sposa o è incinta. La madre ha diritto al congedo di maternità, il padre a 10 giorni di congedo obbligatorio, entrambi al congedo parentale. Dal 2026 gli annunci devono indicare lo stipendio o la fascia retributiva. Il riferimento è il Codice delle pari opportunità.
- Violenza. Sono reati la violenza sessuale, i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la diffusione di immagini intime senza consenso, la costrizione al matrimonio, le mutilazioni genitali e, dal 2025, il femminicidio. Chi denuncia violenza domestica deve essere ascoltata dal pubblico ministero entro tre giorni (Codice rosso). L’Italia è vincolata dalla Convenzione di Istanbul.
- Politica e potere economico. Le leggi elettorali prevedono quote e alternanza di genere nelle candidature. Nei consigli di amministrazione delle società quotate una quota dei posti è riservata al genere meno rappresentato.
Una avvertenza: una legge che riconosce un diritto non garantisce che quel diritto sia esercitabile.
La distanza tra le due cose è l’oggetto delle ultime due sezioni di questa pagina.
Le leggi italiane che hanno cambiato la vita delle donne
Ne ho scelte otto: hanno cambiato non un dettaglio tecnico ma la vita quotidiana di milioni di donne.
Per ognuna, com’era prima e cosa è cambiato dopo.
- Il voto (1945-1946). Prima, le donne non votavano e non potevano essere elette.
Dopo, nel 1946 votano per la prima volta e 21 di loro scrivono la Costituzione. - L’accesso alle carriere pubbliche (legge 66/1963). Prima, una donna non poteva diventare magistrata, prefetta o diplomatica.
Dopo, ogni carica e professione pubblica è aperta anche alle donne. - Il divorzio (legge 898/1970). Prima, il matrimonio era indissolubile: chi viveva in un matrimonio violento o finito non aveva via d’uscita legale.
Dopo, ci si può separare per sempre. Il referendum del 1974 lo conferma. - La riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975). Prima, il marito era capo della famiglia: decideva la residenza, esercitava da solo la patria potestà sui figli, la moglie ne prendeva il cognome e ne seguiva la condizione.
Dopo, i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri. - La legge 194 (1978). Prima, l’aborto era un reato “contro l’integrità e la sanità della stirpe” e si praticava di nascosto, a rischio della vita.
Dopo, l’interruzione volontaria di gravidanza è legale e si fa nelle strutture pubbliche. - L’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore (legge 442/1981). Prima, chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella “per causa d’onore” riceveva una pena ridotta, e chi sposava la donna che aveva violentato estingueva il reato.
Dopo, queste norme spariscono dal codice penale.
Quindici anni prima, nel 1966, Franca Viola aveva rifiutato il matrimonio riparatore ad Alcamo. - La legge sulla violenza sessuale (legge 66/1996). Prima, lo stupro era un reato contro la “moralità pubblica e il buon costume”: a essere protetta era la morale, non la donna.
Dopo, è un reato contro la persona. - La ratifica della Convenzione di Istanbul e il Codice rosso (2013-2019). Prima, la violenza domestica era trattata come un conflitto privato.
Dopo, lo Stato si impegna a prevenirla, proteggere le vittime e perseguire gli autori, con procedure accelerate per le denunce.
I testi ufficiali di ogni legge sono linkati nella tabella delle tappe, sopra.
Quali diritti delle donne mancano ancora in Italia
Alcuni diritti mancano proprio nella legge; altri sono scritti ma non funzionano, perché mancano servizi, risorse o applicazione.
Questa lista si limita alle lacune documentate da dati ufficiali, organismi internazionali o iter parlamentari ancora aperti.
Una definizione di stupro basata sul consenso
L‘art. 609-bis del codice penale punisce ancora la violenza sessuale commessa con violenza, minaccia, abuso di autorità o inganno: non l’atto sessuale senza consenso in quanto tale.
La Convenzione di Istanbul (art. 36) chiede di punire gli atti sessuali non consensuali, e il Comitato Onu Cedaw ha chiesto all’Italia di introdurre il consenso nella norma (rapporto ombra D.i.Re, 2023).
Il 19 novembre 2025 la Camera ha approvato all’unanimità un testo che definisce violenza sessuale ogni atto compiuto senza “consenso libero e attuale” (Edotto).
In Senato, a gennaio 2026, la commissione Giustizia ha adottato come testo base una nuova versione della relatrice Giulia Bongiorno, costruita sulla “volontà contraria” della vittima, con 12 voti a favore e 10 contrari (Ande).
Chi la sostiene, a partire dalla relatrice, dice che mette comunque al centro la volontà della donna; le opposizioni e i centri antiviolenza obiettano che sposta l’onere sulla vittima, che dovrebbe dimostrare di aver espresso un rifiuto.
A maggio 2026 il ddl era ancora fermo in commissione, con un comitato ristretto al lavoro su testi di mediazione (Open).
L’iter di riforma dell’articolo 609-bis del codice penale (relativo alla violenza sessuale) è ancora in corso di esame presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato (ottobre 2026).
Lavoro e indipendenza economica
Nel 2025 lavorava il 58% delle donne tra 20 e 64 anni, contro il 71,3% della media Ue: l’Italia è ultima nell’Unione (Eurostat via ANSA).
Nel Global Gender Gap Report 2026 l’Italia è 121ª su 145 per partecipazione economica e opportunità. La parità di retribuzione è un diritto costituzionale dal 1948, ma gli strumenti per misurarla arrivano ora: il decreto sulla trasparenza retributiva del 2026 rinvia l’obbligo di rendicontazione al 2031 per le aziende tra 100 e 149 dipendenti (Bollettino ADAPT).
Una condivisione reale della cura
La madre ha diritto a cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio; il padre a 10 giorni lavorativi di congedo di paternità (d.lgs. 105/2022; Dipendenti.it).
La legge stessa, quindi, assegna la cura dei figli soprattutto alle madri.
Le proposte per estendere il congedo dei padri non risultano approvate.
I servizi non compensano: nell’anno educativo 2023-2024 i posti negli asili nido coprivano il 31,6% dei bambini sotto i tre anni, sotto il 33% che l’Italia si è data come obiettivo per il 2027 e lontano dal 45% indicato dall’Ue.
Al Sud e in Sicilia la copertura si ferma intorno al 19% (Il Post su dati Istat).
Un accesso effettivo all’aborto
La legge 194 garantisce l’interruzione volontaria di gravidanza, ma consente agli operatori sanitari l’obiezione di coscienza.
Nel 2023 era obiettore il 57% dei ginecologi; la relazione del ministero della Salute con quei dati è stata pubblicata solo a marzo 2026 (QN Luce).
La media nazionale nasconde differenze forti tra regioni: nei dati 2022 si andava da quasi il 91% del Molise al 25% della Valle d’Aosta (Pagella Politica).
Una legge sul cognome dei figli
Dal 2022 la Corte costituzionale ha reso il doppio cognome la regola, ma il Parlamento non ha ancora approvato una legge che disciplini i casi pratici, a partire dal disaccordo tra genitori.
Ad agosto 2026 il testo unificato era stato depositato in commissione Giustizia al Senato (Alley Oop – Il Sole 24 Ore).
Finché il Parlamento non approverà definitivamente il disegno di legge (che deve ancora passare l’esame delle due Camere e potrebbe subire modifiche), si continua ad applicare la prassi basata sulle linee operative del Ministero dell’Interno post-Consulta:
La regola base: il neonato riceve i cognomi di entrambi i genitori nell’ordine concordato.
L’eccezione (solo su accordo): è possibile scegliere di dare un solo cognome (materno o paterno), ma serve il consenso esplicito di entrambi.
In caso di mancato accordo: ad oggi è ancora necessario rivolgersi al giudice ordinario per stabilire l’ordine dei due cognomi.
Rappresentanza politica
Nelle elezioni del 2022 le donne elette in Parlamento sono state 186 su 600, il 31%: in calo rispetto al 35,3% della legislatura precedente, la prima diminuzione in circa vent’anni (Open su dati Openpolis).
Le quote nelle candidature esistono, ma le pluricandidature permesse dalla legge elettorale consentono di aggirarle.
Protezione dalla violenza nella pratica
Le associazioni dei centri antiviolenza segnalano da anni fondi insufficienti ed erogati in ritardo, e l’affidamento condiviso dei figli disposto anche in presenza di violenza, senza una valutazione del rischio (rapporto ombra D.i.Re, 2023).
Secondo l’Istat, solo il 10,5% delle vittime ha denunciato le violenze subite dal partner o dall’ex negli ultimi cinque anni, una quota che non è cresciuta dal 2014 (Istat, 2025).
A che punto siamo nel 2026: i dati sulla parità di genere in Italia
Nel 2026 l’Italia ha leggi che riconoscono la parità in quasi ogni ambito, ma risultati che restano indietro.
Le classifiche internazionali la collocano a metà o sotto la media.
Il dato peggiore è il lavoro, quello migliore l’istruzione.
Questi sono gli indicatori principali, con l’anno a cui si riferiscono.
| Indicatore | Dato Italia | Confronto | Fonte |
|---|---|---|---|
| Global Gender Gap Index 2026 (WEF) | 83ª su 145 Paesi, punteggio 0,708 | 85ª nel 2025 | WEF |
| – di cui partecipazione economica | 121ª | 117ª nel 2025 | WEF |
| – di cui potere politico | 61ª | 65ª nel 2025 | WEF |
| Gender Equality Index 2025 (EIGE) | 61,9 su 100 | media Ue 63,4; dominio “potere” 47,9 | EIGE |
| Tasso di occupazione femminile 20-64 anni (2025) | 58% | media Ue 71,3%; ultima in Ue | Eurostat via ANSA |
| Donne che hanno subito violenza fisica o sessuale nella vita (16-75 anni, 2025) | 31,9%, circa 6,4 milioni | – | Istat |
| Donne uccise (2025) | 97, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 da partner o ex | 118 nel 2024 | Viminale, ripreso da Conferenza salute mentale |
| Donne elette in Parlamento (2022) | 31% (186 su 600) | 35,3% nel 2018 | Open su dati Openpolis |
| Copertura asili nido (2023-2024) | 31,6 posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni | obiettivo Ue 45% | Il Post su dati Istat |
| Ginecologi obiettori di coscienza (2023) | 57% | – | QN Luce |
Tre letture, distinguendo i dati dalle interpretazioni
Il dato: nel 2025 gli omicidi di donne sono diminuiti (da 118 a 97), ma quelli commessi da partner o ex partner sono rimasti 62, come l’anno prima.
L’interpretazione: la violenza dentro le relazioni intime è quella che cambia più lentamente, e le leggi penali, intervenendo dopo, non bastano a ridurla.
Il dato: dal 2022 l’Italia ha per la prima volta una presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il miglioramento nella classifica WEF 2026 viene soprattutto dalla rappresentanza politica.
Il limite: una donna al vertice non equivale a una presenza paritaria nelle istituzioni, che in Parlamento resta al 31%.
Il dato: nell’istruzione il divario è quasi chiuso (punteggio WEF 0,998 su 1), ma l’occupazione femminile è la più bassa dell’Ue.
L’interpretazione: il divario non nasce dalla formazione ma da ciò che succede dopo. È coerente con i dati su congedi e asili nido riportati sopra: la cura dei figli ricade sulle madri, per legge e per mancanza di servizi.
Domande frequenti sui diritti delle donne in Italia
Quando hanno votato per la prima volta le donne in Italia?
Il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto con un decreto del febbraio 1945. Le donne hanno votato per la prima volta alle elezioni amministrative iniziate il 10 marzo 1946, poi al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea costituente del 2-3 giugno 1946.
Quali sono le leggi più importanti per i diritti delle donne in Italia?
Le principali sono: la legge 66/1963 sull’accesso alle carriere pubbliche, la legge 898/1970 sul divorzio, la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), la legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, la legge 442/1981 che ha abolito delitto d’onore e matrimonio riparatore, la legge 66/1996 sulla violenza sessuale, il Codice rosso (legge 69/2019) e la legge 181/2025 sul femminicidio.
Cosa dice la Costituzione sui diritti delle donne?
L’articolo 3 vieta le distinzioni di sesso, il 29 stabilisce l’uguaglianza tra i coniugi, il 37 garantisce alla lavoratrice gli stessi diritti e la stessa retribuzione del lavoratore, il 51 l’accesso paritario alle cariche pubbliche.
Quando è stato abolito il delitto d’onore in Italia?
Con la legge 5 agosto 1981, n. 442, che ha abrogato anche il matrimonio riparatore.
Il femminicidio è un reato in Italia?
Sì. Dalla legge 2 dicembre 2025, n. 181, il femminicidio è un reato autonomo (art. 577-bis del codice penale), punito con l’ergastolo.
In Italia la violenza sessuale è definita in base al consenso?
No, non ancora. Il codice penale punisce la violenza sessuale commessa con violenza, minaccia, abuso di autorità o inganno. Una riforma basata sul “consenso libero e attuale” è stata approvata dalla Camera nel novembre 2025, ma in Senato la maggioranza ha proposto un testo diverso e, alle ultime notizie verificate (maggio 2026), l’iter era fermo.
Qual è la posizione dell’Italia nella classifica sulla parità di genere?
Nel Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum l’Italia è 83ª su 145 Paesi. Per partecipazione economica delle donne è 121ª.
Quali diritti mancano ancora alle donne in Italia?
I principali vuoti documentati sono: una definizione di stupro basata sul consenso, una condivisione paritaria dei congedi tra madri e padri, una copertura sufficiente di asili nido, l’accesso effettivo all’aborto nelle regioni con più obiettori, una legge sul cognome dei figli e una rappresentanza politica paritaria.
Fonti
Testi normativi e sentenze: Normattiva, Corte costituzionale, Costituzione sul sito del Senato.
I link alle singole leggi sono nella tabella delle tappe.
Dati e rapporti:
- Istat, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, anno 2025
- Istat, Occupati e disoccupati, agosto 2026
- EIGE, Gender Equality Index 2025, scheda Italia
- World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2026
- greenMe, Italia 83esima nel Global Gender Gap 2026 (posizioni e sottoindici)
- ANSA, dati Eurostat sull’occupazione 2025
- Omicidi volontari e femminicidi: i dati del 2025 (dati Viminale)
- Il Post, posti negli asili nido (dati Istat)
- QN Luce, relazione sulla legge 194 con dati 2023
- Pagella Politica, relazione sulla legge 194 con dati 2022
- Open, le donne nel Parlamento eletto nel 2022 (dati Openpolis)
- D.i.Re, rapporto ombra al GREVIO, 2023
Iter parlamentari e approfondimenti giuridici:
- Sistema Penale, la legge sul femminicidio
- Edotto, il ddl sul consenso approvato dalla Camera
- Ande, il testo Bongiorno adottato in commissione al Senato
- Open, lo stallo del ddl sul consenso a maggio 2026
- Bollettino ADAPT, il decreto sulla trasparenza retributiva
- Alley Oop – Il Sole 24 Ore, il ddl sul doppio cognome
- Dipendenti.it, congedo di paternità 2026
- AGI, il primo voto delle donne nel 1946
- Il Post, i 50 anni della legge sul divorzio
- L’Espresso, il referendum del 1981 sulla legge 194
- Camera dei deputati, La Sala delle Donne