Riarmo europeo e difesa: che cosa significano?

Posted on

La paura di un’America meno affidabile ha spinto molti Paesi europei a rivedere le proprie politiche di difesa.

Persino la Spagna, tradizionalmente restia ad aumentare il budget militare, ha annunciato un incremento della spesa per la difesa fino al 2% del PIL entro il 2029.

È come tornare a quasi 80 anni fa, quando negli anni ’50 del Novecento, di fronte all’URSS di Stalin, l’Europa cercò di creare una difesa comune con la CED (Comunità Europea di Difesa), progetto poi fallito.

Il piano ReArm Europe

A questo timore, comunque, l’Unione europea ha risposto con il piano ReArm Europe, proposto da Ursula von der Leyen il 4 marzo 2025.
Durante il Consiglio Europeo del 20 e 21 marzo 2025, Ursula von der Leyen ha riferito delle richieste di Spagna e Italia di modificare il nome del programma di riarmo europeo, poiché ritenuto troppo militaristico.
Richiesta esaudita: si è infatti scelto di chiamarlo Readiness 2030, Prontezza 2030, dal titolo del Libro Bianco della Difesa presentato dalla Commissione e dall’Alto Rappresentante.

Le 5 misure principali del piano Prontezza 2030

Le misure principali di questo piano riguardano:

  1. Una maggiore libertà di spesa per la difesa: gli Stati potranno destinare fino a 1,5% del PIL alla difesa senza violare i vincoli di bilancio dell’UE (circa 650 miliardi di euro in 4 anni).
  2. I prestiti europei per la difesa (150 miliardi di euro) con l’obiettivo di acquisti comuni di armi e tecnologie (difesa aerea, missili, droni, cybersicurezza). I benefici dovrebbero essere la riduzione dei costi, il maggiore coordinamento tra gli eserciti europei e il supporto all’Ucraina.
  3. L’uso del bilancio UE per la difesa con incentivi per gli Stati a investire in difesa attraverso i fondi europei.
  4. Il coinvolgimento del capitale privato con finanziamenti per potenziare l’industria militare europea.
  5. Il ruolo della Banca Europea per gli investimenti a supporto dei progetti strategici nel settore difensivo.

Le criticità del piano Prontezza 2030

Mancato coinvolgimento del Parlamento Europeo: il piano è stato discusso senza un vero dibattito democratico, suscitando critiche su trasparenza e sovranità. Infatti, solo l’11 marzo von der Leyen ha presentato il piano all’Europarlamento, ottenendo un sostegno limitato.

Finanziamenti basati su prestiti, non sovvenzioni: a differenza del Next Generation EU, questo piano non prevede soldi a fondo perduto, ma solo finanziamenti che gli Stati dovranno restituire. Alcuni Paesi temono che questo meccanismo aumenti il debito pubblico.

Ambiguità sul concetto di emergenza: il piano sfrutta l’articolo 122 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), una “clausola di emergenza” usata per crisi eccezionali (es. pandemia). Tuttavia, si parla anche di una strategia “a lungo termine”, creando incertezze sulla sua natura giuridica.

Divisioni politiche in Europa: alcuni leader, come Elly Schlein (PD), criticano il piano perché favorisce il riarmo dei singoli Stati invece di creare una vera difesa comune.

Ma il riarmo a cosa serve? La Russia è davvero una minaccia per l’Unione europea?

La Russia rappresenta una sfida per l’Europa, ma i paesi UE percepiscono il pericolo in modo diverso.
Per le nazioni vicine alla Russia, come i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania e altri) la minaccia è diretta e concreta, data la presenza di minoranze russe e le tensioni storiche con Mosca.

Mosca potrebbe giustificare un intervento in Estonia o Lettonia con la “protezione delle minoranze russe”, come ha fatto con la Crimea nel 2014. Questi Stati sono piccoli e hanno eserciti ridotti, quindi sarebbero vulnerabili a un attacco rapido.

Per altre nazioni, come Italia e Spagna, è altamente improbabile un attacco diretto da parte della Russia.
Questo influenza le risposte politiche e militari che i vari stati vogliono adottare.

Perché si verifichi un attacco diretto in uno dei Paesi Baltici, dovrebbero verificarsi due condizioni:

  1. La vittoria Russa in Ucraina: se la Russia riuscisse a stabilizzare la sua occupazione del territorio ucraino, potrebbe sentirsi incoraggiata ad attaccare altri Stati ex sovietici.
  2. Disimpegno totale degli Stati Uniti dall’Europa: se Trump riducesse drasticamente il suo supporto alla NATO, Mosca potrebbe vedere un’opportunità per espandere la sua influenza.

L’Europa è pronta a difendersi da sola?

No, non lo è: l’Ue ha un proprio meccanismo di mutua assistenza (Articolo 42 del TUE), ma non ha un esercito comune e dipende ancora dalla NATO.
Creare un esercito europeo richiederebbe anni, modifiche ai trattati e l’accordo di tutti gli Stati membri, cosa molto difficile, per non dire impossibile.

L’Europa spende già più della Russia in difesa, ma le sue forze armate sono frammentate e poco coordinate. Una ipotetica invasione dei Paesi baltici potrebbe portare al collasso della UE: crisi economica e crollo dell’euro, aumento dell’estrema destra filorussa, perdita di credibilità della NATO e dell’Europa come attore geopolitico.

Il riarmo europeo, quindi, è una “geometria variabile” della difesa europea, in cui alcuni Paesi si armeranno più di altri e la cooperazione militare tra Stati del Nord (Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Islanda) e del Baltico si rafforzerà.

In teoria, il riarmo europeo non obbliga l’Italia o la Spagna a riarmarsi, ma permette ai Paesi più esposti di farlo rapidamente.
L’obiettivo a breve termine è rendere un attacco russo troppo costoso per Mosca.
Nel lungo periodo, invece, il riarmo potrebbe portare alla creazione di una difesa comune e persino a una maggiore unità politica nell’Ue.

Fonti:
Riarmo Europeo: quale paradigma di difesa?
Il piano di riarmo europeo di fronte a un nuovo ordine mondiale

Condividi su: