La decisione della commissione Cultura della Camera del 15 ottobre 2025 di porre un freno ai progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, anche alle medie, con la richiesta di un consenso informato da parte dei genitori, rappresenta un’occasione mancata per il benessere psicofisico e sociale dei nostri bambini, ragazzi e giovani.
Un passo indietro che rischia di alimentare ignoranza e pregiudizi, in un contesto culturale in cui la violenza di genere, in ogni sua forma, continua a essere una drammatica emergenza.
Una scelta che ignora la realtà dei fatti
Limitare l’accesso a un’informazione laica e scientifica sulla sessualità e l’affettività significa chiudere gli occhi di fronte a una realtà complessa e spesso dolorosa.
La violenza sulle donne, come ci ricorda la cronaca quasi quotidiana, è un fenomeno sistemico e culturale.
Il 2025 ha già visto un numero allarmante di femminicidi: storie come quella di Pamela Genini sono la punta di un iceberg fatto di possessività, incapacità di gestire il rifiuto e in generale le emozioni e una visione distorta delle relazioni.
Questi eventi sono l’esito di una cultura patriarcale che fatica a essere sradicata, in cui la donna è ancora troppo spesso vista come un oggetto da possedere e controllare.
Un’educazione sentimentale e sessuale a scuola potrebbe e dovrebbe essere uno degli strumenti principali per decostruire questi stereotipi, insegnando il rispetto, il consenso e la parità di genere fin dalla giovane età.
La violenza non ha genere: le vittime invisibili
È fondamentale, però, non cadere nell’errore di pensare che la violenza sia un fenomeno a senso unico. Sebbene le donne siano le vittime nella stragrande maggioranza dei casi, anche gli uomini possono subire e subiscono violenza, spesso nel silenzio e nella vergogna.
L’associazione Perseo, un centro antiviolenza che si rivolge specificamente agli uomini, ne è una testimonianza concreta.
Offre supporto psicologico e legale a uomini vittime di abusi fisici e psicologici da parte di partner, sia donne che altri uomini, o all’interno della famiglia.
Le storie raccolte da associazioni come Perseo parlano di una sofferenza nascosta, di uomini che non denunciano per paura di non essere creduti, per il timore di essere giudicati o di apparire “meno uomini”.
Anche in questo caso, un’educazione all’affettività e al rispetto a scuola potrebbe giocare un ruolo cruciale, aiutando a smantellare gli stereotipi di genere che imprigionano tanto le donne quanto gli uomini in ruoli rigidi e dannosi.
Insegnare ai ragazzi che la vulnerabilità non è una debolezza e che chiedere aiuto è un atto di forza è un passo fondamentale per il loro benessere e per la costruzione di relazioni più sane.
Lo spauracchio dell’inesistente “ideologia gender”
Spesso, a giustificazione di questi divieti, viene evocato lo spauracchio della cosiddetta “ideologia gender”.
È importante chiarire un punto fondamentale: l’ideologia gender non esiste.
Non è una teoria accademica né un corpus di studi riconosciuto. Si tratta di un’espressione creata e utilizzata da circoli conservatori e di destra per creare un nemico immaginario, semplificando e distorcendo i reali studi di genere (gender studies).
Questi ultimi sono un serio campo di ricerca che analizza come la società costruisce le idee di maschile e femminile e le disuguaglianze che ne derivano.
Usare il termine “ideologia gender” è una strategia pericolosa: crea panico morale, diffonde disinformazione e giustifica la discriminazione verso le persone LGBTQ+ e le donne.
Impedisce un dialogo sereno e costruttivo su temi cruciali come l’identità, l’orientamento sessuale e il consenso, lasciando i giovani soli e disarmati di fronte alla complessità delle relazioni umane.
Un’opportunità di benessere per tutti
Vietare o limitare l’educazione sessuale e sentimentale a scuola significa privare le nuove generazioni di strumenti essenziali per comprendere se stessi e gli altri, per vivere relazioni sane e consapevoli e per riconoscere e contrastare ogni forma di violenza.
Non si tratta di imporre ideologie, ma di promuovere una cultura del rispetto, dell’empatia e della responsabilità.
Investire in un’educazione completa, che includa la sfera emotiva e relazionale, significa investire sul futuro della nostra società.
Un futuro in cui non dovremo più contare le vittime di una violenza che si nutre di ignoranza e silenzio.
Perché una società più informata è una società più sana e sicura, per tutti.